Parole e Pois

Lavorare da casa: pro e contro dello smart working

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Lavoro spesso da casa e mi sento sempre dire che il mio è il lavoro dei sogni: posso fare tutto con calma, gestirmi come voglio, non ho orari fissi, posso scrivere anche sbracata in poltrona. Ma è davvero così?

Il lavoro del futuro

Si parla di decrescita, di decelerazione, di soluzioni di lavoro che dovrebbero tener conto delle esigenze dell’essere umano, che non è solo una macchina da calcolo, ma ha fisiologicamente bisogno di pause, riposo, hobby e tempo libero.

Si parla di smart working: sono tante le aziende – come Virgin e Microsoft – che permettono ai dipendenti di lavorare da casa e di farlo con orari elastici, secondo la produttività di ognuno.

Si parla di ricerche scientifiche, come quella dell’Università dell’Illinois, che ha analizzato le performance lavorative di chi lavora da remoto, notando un incremento della qualità del lavoro, una maggior tranquillità e serenità per chi aveva problemi col capo. Insomma, meno stress e più profitto.

Tutto sembra andare nella stessa direzione: il lavoro a distanza è possibile grazie alla tecnologia ed è l’ultima frontiera per le aziende.

È tutto oro quel che luccica?

Secondo quanto riportato dalle riviste e dagli ultimi studi – e secondo il senso comune – lavorare da casa può portare solo innumerevoli vantaggi. Ma forse non è proprio così.

La mia teoria si basa sull’esperienza personale di freelance che, pur frequentando diverse agenzie, ha come quartier generale la sua casa.

Ogni mattina mi alzo e mi dirigo quasi inconsciamente verso la macchinetta del caffè: dopo aver guardato una puntata di ER mentre leggo il giornale con la tazza in mano, e dopo aver fatto una lavatrice, mi rendo presentabile e, cascasse il mondo, mi siedo alla scrivania. Alle 9 – o se ci sono scadenze importanti anche prima – inizio a lavorare.

Qui inserisco il primo tasto dolente del lavoro da casa: darsi degli orari, rispettare una tabella di marcia, fissare gli obiettivi da raggiungere ogni giorno è necessario per portare a termine quanto previsto. Non sei in ufficio, il tuo ufficio viene da te e tu devi comunque, necessariamente, darti degli orari.

Secondo appunto: la scrivania. Ok, è capitato a tutti di scrivere dal divano o dal letto, ma, se devo concentrarmi in modo serio devo necessariamente sedermi alla scrivania con il mio disordine di fogli, agende ed evidenziatori a circondarmi.

La giornata lavorativa inizia quindi con un luogo fisico di lavoro e con un orario preciso. Finita la parte di un cliente, ho voglia di una pausa? Ci sta! Magari faccio uno spuntino, stendo i panni, rispondo ai messaggi. E poi di nuovo sulla tastiera fino all’ora di pranzo. Dopo il pranzo si riparte per arrivare alle 18, quindi all’incirca mantenendo un orario d’ufficio e organizzandosi per arrivare a chiudere i lavori iniziati.

Insomma, il freelance o il lavoratore da remoto non sarà fisicamente in sede, ma la giornata lavorativa è piena e intensa allo stesso modo.

Qualche consiglio per chi sceglie lo smart working

Se sei all’inizio della tua carriera – o hai deciso di darle una svolta – e non vuoi caricarti di ulteriori spese di spostamento e co-working o studi, puoi scegliere lo smart working ma devi tener conto di qualche piccolo accorgimento.

  • Datti delle regole.

Ti ho appena raccontato la mia giornata-tipo e, come hai potuto immaginare, è una vera e propria tabella di marcia quella stabilita nella mia agenda. È importante fissare delle regole, come gli orari, le cose da fare e organizzare il tempo nel migliore dei modi.

  • Segui i tuoi ritmi.

La cosa bella del lavorare da casa è che gli orari che vai a fissare puoi sceglierli tu: c’è chi produce di più di notte, chi – come me – ha idee fresche solo di mattina. Sfrutta la tua onda buona, scegli i momenti più produttivi e organizza il lavoro in base a questo.

  • Non perdere il contatto con la realtà.

Uscire di casa, prendere aria, avere appuntamenti, fare telefonate: tutto questo è necessario per evitare uno stato di  isolamento, che può portare anche ad una certa sterilità di idee. Quindi ok il lavoro da remoto, ma no alla sociopatìa.

  • Cura il tuo tempo libero.

Molti smart worker, non frequentando un ufficio, pensano di non aver bisogno di svagarsi, perché tanto non sono mai tra quelle quattro mura: sbagliato! Quando si lavora da casa, è da lì che bisogna uscire: una passeggiata, sport, shopping, cultura, aperitivo. Prenditi cura di te stesso, lo stress prima o poi arriva anche per lo stakanovista a distanza.

  • Tu sei il tuo capo.

Non avere il cliente o il capo tra i piedi è una cosa magnifica, ma non dimenticare mai che in realtà c’è comunque una persona che si aspetta che tu chiuda il lavoro e rispetti le dead-line: sei tu. Spesso rendere conto a se stessi e giustificarsi di errori e mancanze prima con sé e poi con gli altri può essere anche peggio. Fidati.

Insomma, lavorare da casa ha i suoi pro e i suoi contro: è una comodità e un risparmio, ma presuppone grande autocontrollo, disciplina e responsabilità. Lo si può leggere anche su Forbes, nell’articolo “The 5 Must-Have Qualities Of The Modern Employee”:

Now that employees have the ability to work from anywhere at anytime, being self-directed is crucial. There is no longer a manager watching your every move and reminding you to “get back to work.” This a privilege but it’s also a responsibility.

Anche tu sei un freelance casalingo? Raccontami la tua esperienza!

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