Parole e Pois

Come mi sono innamorata della scrittura

barattolo con cuore a simboleggiare che ci si può innamorare della scrittura

Non ho mai creduto molto nei colpi di fulmine.

Credo però in quella strana scintilla che può crearsi in un solo momento, nella capacità di qualcuno o qualcosa di coinvolgerti, stringerti sempre più. Fino a non poterne più fare a meno.

Questo mi è successo anche con la scrittura.

Il primo incontro

Quando presi in mano la penna e iniziai a riempire pagine e pagine di lettere in un – quasi – perfetto corsivo, con me c’era una delle persone più importanti della mia vita.

Mia nonna aveva frequentato solo le scuole elementari, nonostante l’insistenza della sua maestra che voleva proseguisse negli studi perché vedeva in lei un talento. A quei tempi i papà non utilizzavano nella stessa frase le parole “donna” e “libro”, per cui la bambina rinunciò al suo sogno.

Nonna Anna decise che dovevo imparare con lei a scrivere l’intero alfabeto. Se chiudo gli occhi, sono di nuovo alla mia sediolina in vimini, con il quaderno a righe davanti a me e la penna tra le dita. Concentrata a ripetere per dieci, venti, trenta volte la a, la mutina, la f e a comporre le prime parole. Lei seduta di fronte a me, vicino alla finestra, con una rivista sulle ginocchia, che mi guarda con gli occhi luminosi, dolci e fieri.

Riuscì nel suo intento perché imparai a scrivere ancor prima di sedermi tra i banchi.

La scintilla

Insieme alla scrittura, imparai subito anche a leggere: le edizioni tascabili dei grandi classici regalate dai miei, i famosi libri del Battello a Vapore, i Piccoli Brividi rubati ai maschietti.

(Se non sai di cosa sto parlando, sei davvero giovane!)

L’amore con la carta stampata fu immediato, mentre la scrittura era relegata a quello che si faceva tra i banchi: temi, pensierini, dettati.

Alle scuole medie accadde però una cosa che mi fece riflettere. Ci venne assegnato un tema, dovevamo descrivere un momento importante ed emozionante della nostra vita. Decisi di raccontare del giorno in cui i miei mi dissero che avrei avuto una sorella, cosa che desideravo tantissimo.

La professoressa rimase così colpita dal mio tema che mi chiese di leggerlo in classe e ai colloqui lo consegnò anche a mia madre, dicendole che avevo una particolare vena narrativa.

Oltre all’immenso compiacimento dei miei – fecero la ruota come un pavone probabilmente! – iniziai a chiedermi se davvero sapevo scrivere. Così decisi di tenere un diario: riflessioni sparse, paranoie da adolescente e cuori scarabocchiati tra le pagine.

La conquista

All’università continuai a scrivere, per le prove e gli esami, ma anche a tempo perso sui temi più disparati.

Con la mia coinquilina addirittura fantasticavamo di aprire un blog in cui raccontare tutte le avventure e i tipi assurdi che incontravamo ogni giorno. Probabilmente se avessimo seguito quel progetto oggi ci saremmo noi al posto di Chiara Ferragni (ma senza Fedez) e Clio.

Ho coltivato la scrittura con leggerezza, non prendendola mai troppo sul serio. Ma forse proprio questa voglia di usare le parole, questo farlo in modo quasi naturale mi ha coinvolta sempre più, circondata, abbracciata e portata a innamorarmi perdutamente di questa vera arte.

Posso dire di fare un lavoro non sempre facile, ma che sicuramente riesce a darmi tante soddisfazioni. E che faccio con il cuore, sempre.

Buon San Valentino a te e alla tua passione!

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