Parole e Pois

Rossetto, agenda e padella: essere una donna oggi

scritta in cui una donna si chiede se è abbastanza

Mi sono chiesta a lungo cosa scrivere in occasione della festa della donna.

E non ho intenzione di stare qui a dire che è solo una giornata creata per vendere più mimose, anzi. Per me la questione femminile è tanto importante quanto semplice.

La mia tesi è sicuramente impopolare di questi tempi, ma deriva da anni di letture e dalle mie esperienze.

Una stanza tutta per noi

Tanti libri, tanti punti di vista sono passati tra le mie mani nella fase femminista della mia adolescenza.

Il pensiero di Simone de Beauvoir, Sibilla Aleramo, Oriana Fallaci, ma soprattutto Virginia Woolf che parla della necessità per la donna di essere indipendente, di poter sperimentare quanto era concesso agli uomini.

Studiare, votare, avere un’opinione, guidare, fare sforzi, lavorare, guadagnare, possedere. La parità l’unico vero grande obiettivo, la possibilità di avere le stesse opportunità degli uomini.

Fra cento anni, d’altronde, pensavo giunta sulla soglia di casa, le donne non saranno più il sesso protetto. Logicamente condivideranno tutte le attività e tutti gli sforzi che una volta erano stati loro negati. La balia scaricherà il carbone. La fruttivendola guiderà la macchina. […] Togliete questa protezione, esponete le donne agli stessi sforzi e alle stesse attività, lasciatele diventare soldati, marinari, camionisti e scaricatori di porto […]. Può accadere qualunque cosa quando la femminilità cesserà di essere un’occupazione protetta, pensavo, aprendo la porta.

E questo per me rimane il femminismo più puro.

L’unicità della donna

Le donne non devono avere più degli uomini, ma devono poter raggiungere i loro stessi obiettivi, misurarsi con se stesse, pur mantenendo la loro unicità.

Come scriveva la Fallaci, essere donna è un’avventura: il nostro corpo, il nostro cervello, i nostri sentimenti sono diversi da quelli maschili. Non meglio, non peggio.

Diversi.

Possiamo rimanere donne, e diventarlo pienamente, anche se decidiamo di lavorare, anche se non siamo cuoche provette, anche se non vogliamo avere figli.

Ho incontrato tante donne che si sentivano uomini, per le scelte fatte, per la direzione presa dalla propria vita. Moltissime che si sforzavano di perdere la femminilità per venire accettate.

Coprirsi, rifiutare il trucco, lasciare i capelli lunghi e incolti o al contrario tagliarli per avere un aspetto più severo. Questo è negare noi stesse, le nostre forme, le nostre frivolezze – sì, ci stanno anche loro – e la nostra essenza, per uniformarci al genere maschile.

Essere donna oggi

Durante il mio tirocinio all’università c’era un uomo che, tutte le volte che rispondevo al telefono, mi sussurrava alla cornetta «Ciao bella!». Ho sempre odiato questo essere identificata non per il mio ruolo ma per il mio essere nata donna.

E questo è il punto da combattere.

Possiamo essere mamme, casalinghe e lavoratrici, se solo gli uomini cercano di fare la loro parte, collaborando nella quotidianità, e se ci vedremo riconosciuti i nostri sforzi e le nostre potenzialità.

Ma soprattutto se noi per prime affermeremo la parità: non calpestando gli uomini, non essendo perennemente arrabbiate, non affermando la nostra natura arrivando ad esasperarla e calpestarla.

Non guadagnando quote rosa o posizioni privilegiate solo perché nostro padre ci ha dato un cromosoma X.

Il femminismo di oggi è una sfida contro quegli uomini che sembrano venire da un altro secolo – verso cui provo una profonda pena – ma ancor di più contro noi stesse, che a volte ci rifugiamo e ci culliamo nel nostro essere donne.

Gli stereotipi possono essere distrutti, così come in fondo stiamo facendo oggi, rompendo l’immagine della custode del focolare, che non è donna se non dà vita a una prole e non è degna di rispetto se mostra qualche centimetro di pelle in più.

Ma non bisogna cadere nel rischio di costruire stereotipi nuovi, di donne che diventano uomini, che pretendono di avere qualcosa solo in quanto appartenenti al genere femminile, che si riducono a involucri vuoti per affermare la diversità del nostro corpo e il piacere di mostrarlo.

Questa non è la lezione delle nostre nonne e delle nostre trisavole.

Io voglio rimanere semplicemente donna, col rossetto sulle labbra, e tenere stretta la mia indipendenza, tenendo l’agenda in borsa, senza rinunciare a ciò che amo fare, magari in cucina con le padelle.

Buona festa della donna: rimani unica e conquista quella stanza tutta per te!

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