Parole e Pois

Cosa ho imparato in questi (pochi) anni da copywriter

agenda di copywriter

Ogni mattina lo stesso smarrimento. Pensieri accalcati, picchi di adrenalina e momenti di bassissima autostima.

Così iniziavano le mie giornate in quella primavera del 2016, quando stavo prendendo una decisione che avrebbe cambiato la mia vita. Stavo per diventare ufficialmente una copywriter freelance.

Ecco cosa ho imparato in questi quatto anni.

La vera storia di una giovane copywriter

Insomma, non è proprio una fiaba a lieto fine. Il percorso che mi portò a diventare copywriter non fu proprio così diretto e lineare – ne parlo qui.

Ma, lo ammetto, sono un po’ fatalista. Penso che se la tua strada sia proprio quella, anche se è lontana, sconnessa e se al momento ti sei perso, alla fine, in un modo o nell’altro, ci salterai sopra.

Be’, ho seguito una passione certo, ma ho anche passato qualche pomeriggio col commercialista tra calcoli, numeri – mio Dio, sì – e incoraggiamenti prudenti.

E, alla fine, eccomi qui. Come al mio solito, ci ho messo tutto l’impegno del mondo, ma non vedevo di certo il successo davanti a me.

Eppure sono arrivata qui, imparando qualche lezione fondamentale.

Disciplina!

Mettersi in proprio e sentirsi chiamare “copriwater”. Un copriwater solo, azzarderei.

Senza punti di riferimento in carne e ossa, con una famiglia che ovviamente non capisce nemmeno bene cosa fai in concreto – “ma non potevi fare l’insegnante come tutte le persone normali?” – ma con la certezza di dover reggerti forte sulle tue gambe.

Il primo insegnamento è la disciplina: il copywriter deve averne, tanta, perché il suo lavoro è lento, lungo, minuzioso.

Quindi, anche se lavori da casa, devi svegliarti presto e sederti alla scrivania circondato da dizionari e appunti. Che niente può essere lasciato al caso.

La differenza sta nel dettaglio.

Io questa fissa del dettaglio l’ho sempre avuta. Lo ammetto.

Ma da quando faccio questo mestiere, sono diventata leggermente maniacale. I miei neuroni sono talmente allenati che noto piccole variazioni, errori minimi o miglioramenti da apportare praticamente ovunque. Dai menu, ai cartelli stradali, fino ai biglietti d’auguri.

Per me il dettaglio è la discriminante, anche nella vita.

Think different, davvero.

Mettiti nei panni dell’altro, prova a raccontare un’altra storia.

Chi fa questo lavoro sviluppa una sensibilità e un’attenzione all’analisi che riporta in qualsiasi ambito: quando si informa, quando guarda un film o una serie tv, quando incontra una persona.

L’empatia è, secondo me, il nostro vero super-potere. Come professionisti, ma soprattutto come esseri umani.

Il gioco.

Posto che “fai un lavoro che ami e non lavorerai nemmeno un giorno” per me è una frase utopica, è vero che avere un’inclinazione per un mestiere è però un fattore centrale.

Non avrei mai potuto lavorare in modo meccanico. O meglio, probabilmente avrei portato a termine il compito, ma il divertimento dove lo mettiamo?

La soddisfazione di sentir dire a un cliente che si è emozionato leggendo i testi che hai scritto per lui, con la sua voce, credo che sia il nostro premio più ambito.

Noi copywriter abbiamo un privilegio: nel nostro lavoro, giochiamo. Montiamo, smontiamo, sostituiamo, vestiamo ruoli sempre diversi e poi possiamo toccare con mano ciò che abbiamo costruito.

Degli alchimisti, che hanno tra le mani parole, lettere, voci, ispirazioni ed emozioni. Questo siamo.

Condividi questo articolo con un tuo collega copywriter o con qualcuno che sogna, un giorno, di lavorare ogni giorno tra tastiera e taccuino!

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