Parole e Pois

Quando comunicare significa prendersi delle responsabilità

telefoni su muro per comunicare

È ora che tu ti prenda le tue responsabilità!

Sì, caro copy, perché quando confezioni un messaggio, usando delle parole e delle immagini specifiche, e lo trasmetti attraverso un preciso canale, stai facendo una scelta.

E questa potrà avere delle conseguenze, anche negative.

Mittente, è solo colpa tua!

Quante volte, parlando con un amico, ti trovi a dire che lui non ha capito quello che intendevi? Che sei stato frainteso?

Probabilmente accade spesso, soprattutto quando si tratta di equivoci pericolosi e qualcuno deve prendersi le colpe.

E potresti anche avere ragione: forse quel tuo amico non ha capito bene una parola, non ha colto l’intonazione della tua voce, non ha visto l’occhiolino che facevi mentre pronunciavi quell’espressione colorita.

Lui non ha capito cosa intendevi. Ma la colpa è davvero sua?

Eh no, il messaggio è una tua responsabilità: potresti aver scelto una forma poco chiara, potresti aver usato parole che il tuo destinatario non comprendeva o magari il canale errato, come un messaggino di testo da cui non si intuiva bene il tono.

Ok ok, nella vita quotidiana potresti anche cavartela, ma nel lavoro proprio no.

Misunderstanding o errore di comunicazione?

Prendiamo due esempi di campagne pubblicitarie totalmente fallimentari e molto dibattuti.

Il primo caso è quello di Pandora, il marchio diventato famoso grazie ai bracciali personalizzabili. Ricorderai la campagna natalizia che recitava:

campagna pubblicitaria di natale di Pandora

Bene, non voglio dar vita a nessuna tiritera femminista e idealista, ma analizziamo la cosa da un punto di vista strettamente professionale.

Ferro da stiro, pigiama, grembiule. Certo, sono stati scelti questi simboli perché ovviamente non desiderabili rispetto a un bracciale Pandora.

Ma a chi parla questo brand?

A donne giovani, ma non troppo, donne che hanno un lavoro, donne con un titolo di studio, donne che usano i social network. In un’epoca in cui il tema del lavoro e dell’emancipazione femminile è così scottante, potrebbe essere una scelta adeguata?

Assolutamente no. Lo sarebbe solo se vivessimo negli anni Cinquanta e se nell’angolo a destra ci fosse una perfetta mogliettina americana con il grembiule a scacchi, la gonna a palloncino e i tacchi.

La responsabilità non è di chi ha buttato tutto in caciara, non è del pubblico – anche se possiamo non essere d’accordo – ma di chi ha realizzato la campagna e del brand stesso.

Ancor più grave quando a fare questo errore è una pubblicità che parla a una nazione, una comunicazione che vorrebbe incentivare la maternità e la nascita di bambini.

Esatto, sto parlando della contestatissima campagna per il Fertility Day:

Questa è solo una delle immagini apparse praticamente ovunque, su cui si è subito scatenata una tempesta di dissensi e risentimenti.

Di nuovo, al di là delle nostre personali convinzioni, ci sono cose che non funzionano: non si può banalizzare un argomento così intimo e complesso con uno slogan, non si può sbattere in primo piano una donna con la clessidra, non si può scegliere come topic l’età nel contesto che viviamo ogni giorno.

L’obiettivo di questa comunicazione sono le giovani coppie italiane, le giovani donne italiane che si sentono, però, attaccate da questa comunicazione. Di nuovo, errore – ancor più grave questa volta – nella costruzione del messaggio. (Perché non usare una campagna basata sul Nudging?)

In conclusione, sappiamo di vivere in un periodo social, in cui vige la logica orizzontale che permette al destinatario di reagire al messaggio del mittente. Sappiamo di vivere in un mondo in cui alcuni temi scottanti vanno trattati con i guantini bianchi – non con i guantoni – e noi, che lavoriamo nella comunicazione, abbiamo questa responsabilità.

Quella di farci capire, di arrivare alle persone, coinvolgerle, convincerle, creare una relazione. È una grande occasione, ed è un peccato perderla.

PS. La prossima volta dì al tuo amico che è stato un tuo errore, che non sei riuscito a farti capire. È un primo piccolo passo, credimi.

Condividi questo articolo con i tuoi colleghi che hanno difficoltà nel prendersi le loro responsabilità!

Lascia un commento
*
*
*

INSTAGRAM

Seguimi su @paroleepois