Parole e Pois

Canto dell’addio al 2020

canto dell'addio 2020

Questo articolo è una sorta di addio a un anno che di certo non è stato gentile. Qualcosa di buono ce l’ha regalato, ma troppo poco per farsi perdonare ciò che ci ha tolto.

Prima del mio amato Natale, lo saluto questo 2020. A non rivederci.

Lasciar andare

Dicembre è sempre stato uno dei miei mesi preferiti, ma quest’anno suona quasi come un piccolo leggero sospiro di sollievo.

È l’ultimo mese di un anno che ha messo tutti a dura prova.

Non è questo il luogo per parlare di politica, salute o economia, ma siamo tutti un po’ frastornati. Anche voi, negazionisti che vi incaponite a voler trovare complotti, disegni diabolici e intrighi che Elisa di Rivombrosa scansate.

Cerchiamo una spiegazione accessibile a un evento che finirà sui libri di storia, di economia, di medicina. E vi capisco, lo faccio anch’io. Dopotutto l’uomo si ripete spesso quelle domande esistenziali, a cui però non riuscirà mai a trovare risposta.

E allora, visto che questa vita e questo mondo sono proprio un bel mistero, io propongo di lasciar andare. Di dirci “Vabbè abbiamo superato anche questa”, di rimboccarci le maniche e guardare avanti.

Attenzione, non sto dicendo di passare avanti e dimenticare, assolutamente no. Ricordiamocelo bene e prendiamo qui la spinta per andare oltre, per spalancare il portone del 2021.

Lasciamo andare, definitivamente, questo annaccio.

Che ti devo dire, 2020?

Sì, voglio prenderti caro 2020 e metterti in uno scatolone in soffitta, ma nell’angolo più buio. Ti lascerò lì a prendere la polvere, non mi dimenticherò mai di te, ma magari non vediamoci più.

Non amo parlare della mia vita personale su questo blog ma inevitabilmente, oltre ad essere una copywriter, sono una persona con una famiglia, delle incombenze quotidiane, insomma, c’è molto altro oltre il lavoro.

E ti posso assicurare che mentre il pc, tra alti e bassi, è stato sempre acceso, con mail che andavano e tornavano, il mio cervello si è spento spesso. O meglio, è rimasto incastrato in una serie di ragionamenti, di ricerche, di interrogativi che alla fine ho smesso di farmi.

Il 2020 è stato duro. Mi ha dato delle gioie, mi ha motivata a fare delle scelte, mi ha fatto tenere strette le mie piccole grandi fortune.

Ma mi ha tolto molto, mi ha tolto delle persone, delle certezze, un pizzico di serenità. E per un po’ mi sembra che mi abbia quasi anestetizzata.

Solo oggi inizio a credere che in qualche modo queste persone e queste certezze ci siano ancora.

In un luogo, in un pensiero, negli occhi di un figlio, nella manina di un nipote appena nato e mai conosciuto, nella risata dopo quell’aneddoto. Nella cicatrice che ti porterai dietro per tutta la vita e che brucia, ogni tanto. Ma ormai è parte di te, l’hai accettata. Hai dovuto accettarla.

Sicuramente, nel mio futuro porterò tutto il buono che c’è stato: la felicità per l’Amica che si sposa, la soddisfazione di salire un nuovo gradino professionale, l’orgoglio di vedere una sorella che diventa grande, l’emozione nel decidere di costruire ancora qualcosa con la persona che ha scelto di tenerti la mano da oggi a per sempre.

La voglia di fare, creare, abbracciarsi, anche solo con gli occhi se questo Covid-19 non vuole proprio andarsene.

Sentirsi vivi. E godersi questo Natale, comunque.

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