Parole e Pois

Il 2021 e la paura dell’acqua alta

ragazza nell'acqua alta

Un anno talmente denso, dal punto di vista personale e professionale, da lasciare poco tempo alle riflessioni. Eppure, per una copy, ripensare e scrivere questi 365 giorni è quasi un’esigenza.

Riviviamo insieme il 2021?

Acqua alta

Da bambina ho vissuto una sorta di trauma.

I miei ci tenevano che imparassi a nuotare fin da piccola e, all’età di circa tre anni, mi portarono in questa piscina, nella città in cui vivevamo a quei tempi. Probabilmente non ci crederai, ma io conservo ancora, dopo 30 anni, il ricordo di quel primo giorno.

Mi accompagnò mia madre, una giovane studentessa che passava la maggior parte del suo tempo tra libri di Medicina e giocattoli: io avevo il mio costume intero, l’accappatoio, le ciabattine e la cuffia. Mi lasciò nelle mani dell’istruttrice che mi portò, insieme agli altri bimbi, al bordo della vasca. 

Qui la mia memoria mi concede solo delle istantanee di quello che accadde. Una fila di bimbi, una donna dentro con l’acqua alla vita, i miei compagni di avventura che iniziavano a lanciarsi in acqua, solo ed esclusivamente con i braccioli e senza alcuna paura. Ovviamente c’era l’istruttrice pronta a recuperarli – probabilmente quella era una tecnica che ci avrebbe aiutato a superare immediatamente la paura di quell’azzurro impenetrabile – eppure i miei ricordi si fossilizzano su quel profondo celeste, i miei piedi sul bordo, l’impatto con l’acqua fredda, lo stomaco in gola e le mani della donna che mi afferrano.

Poi, l’unica cosa che riesco a vedere nella mia mente, è mia madre che mi infila l’accappatoio e mi abbraccia, dicendomi che non mi sarebbe successo nulla.

Inutile dire che non ho mai più messo piede in quella piscina – ero una testa dura già a quei tempi – e per molti anni in nessuna piscina. Giusto qualche alluce in mare, al massimo con il mio fedele salvagente e con l’acqua mai oltre l’ombelico. 

Ho superato questa vera e propria fobia intorno ai 10 anni, in un nuovo corso di nuoto che i miei mi avevano convinta a provare. Lì riuscii a staccarmi da quel famoso bordo e a capire che non sarei stata ingoiata dalla piscina. Eppure, ancora oggi, ho una sorta di blocco davanti all’acqua profonda che, secondo la mia personale interpretazione, potrebbe essere proprio un ultimo baluardo di quella paura irrazionale.

Ho pensato tanto a questo terrore del profondo, a quella sensazione di vuoto e di incertezza prima di arrivare in acqua e trovare, in qualche modo, la maniera per rimanere a galla. 

Nella mia zona, un antico detto – e io ho una vera passione per questi proverbi che le mie nonne snocciolavano ogni giorno – recita così: “Chi ‘nsi visciuc s’anneg”. Ed è vero, chi non si muove annega, in acqua ma soprattutto nella vita.

365 giorni e 3 parole

Nel 2021 mi sono “visciucata” parecchio. Dopo un anno di immobilità, il 2020, in cui sembravamo tutti rinchiusi in delle bolle pronte a scoppiare da un momento all’altro, avevo deciso – sì, lo avevo proprio deciso nella mia stessa testa dura di bambina – che molte cose dovevano cambiare e dovevo, in pratica, fare.

E così questi 365 giorni mi sono volati sotto i piedi: un po’ come se avessi camminato su quei ponti tibetani che sembrano crollare da un momento all’altro e tu muovi i tuoi passi in fretta eppure con precisione.

È stato un anno di scelte, un anno di paure, un anno di gioie e soddisfazioni.

E, come mi piace fare ogni anno, voglio fare un bilancio di quello che ho appreso in questo anno traballante ma con una vista mozzafiato.

Riconoscersi

Ho imparato a guardarmi allo specchio e a non averne paura. Ognuno di noi ha i suoi punti deboli e quelle parti di sé, fisiche o caratteriali, che proprio non ci convincono. Ecco, io sto iniziando a farci pace, a capire che questa sono io, nel bene e nel male: che posso migliorare, certo, ma che devo imparare a guardarmi fissa negli occhi

Sono la donna che avrei voluto essere da bambina? Nì, contando che da piccola avrei voluto fare la cassiera e che da adolescente avrei immaginato di vivere in una grande città.

Sto bene con me stessa? Sì, anche se a volte mi maledico da sola e mi bacchetto per cose che potrei fare diversamente, non mi rinnego. E oggi, a differenza di qualche anno fa, so chi sono.

Di conseguenza, ho imparato ad ascoltarmi. A fermarmi e sentire davvero dove voglio andare, cosa mi fa stare bene, cosa non voglio vicino a me: ed è stato un percorso lungo, quello dell’accettazione del fatto che non possiamo essere come ci vogliono gli altri, che non possiamo sempre compiacere e accontentare tutti. La cosa fondamentale è, però, accontentare noi stessi. Certo, senza fare del male agli altri.

Scegliere

Ho fatto le mie scelte: alcune di queste le tenevo da parte, le tenevo nel cassetto aspettando il momento giusto. Sì, ma quando è il momento giusto? 

E così ho lasciato alcuni progetti e ne ho abbracciati completamente altri, ho imparato a seguire la mia testa, ho seguito anche il mio cuore tenendo le orecchie al volume minimo, ho imparato a non sentirmi in colpa se non ho voglia o non me la sento di fare qualcosa. 

Non posso sapere se le scelte che ho fatto sono state giuste, forse – forse! – lo saprò tra anni. Ma se una cosa il 2020 me l’ha insegnata è che a tutto c’è rimedio, l’importante è essere fedeli a sé stessi e seguire la propria strada. 

Nuotare

L’importante è fare: questo cambia le cose. Sporgersi dal bordo e guardare quella piscina che sembra profondissima, ma poi buttarsi, comunque, anche se lo stomaco è ormai arrivato in gola: perché una volta dentro, dopo l’impatto iniziale, cominci a muoverti, annaspi, ingoi un po’ d’acqua ma, ehi!, sto galleggiando. Sto nuotando.

E allora, in questo 2021, ho superato la paura dell’acqua alta (almeno in astratto): nonostante lo sentissi quel terrore del nuovo, del rischio, del chissà se affogherò, mi sono lanciata e ho imparato a nuotare nell’azzurro, tentando e migliorando. Certo, avevo con me i braccioli e la cuffia, avevo l’occorrente e le persone giuste pronte a tendermi la mano, proprio come quella donna a inizi anni Novanta in un impianto sportivo, ma mi sono buttata. 

Il mio augurio, per la tua vita lavorativa e personale, è di trovare la forza di superare le paure e seguire il tuo istinto. Quell’azzurro che ora ti sembra impenetrabile, una volta che ci sarai dentro, sarà della giusta altezza e diventerà anche divertente sguazzarci dentro.

Datti il tuo tempo, sì, ma tuffati.

Buone vacanze!

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