Parole e Pois

“Che bello lavorare quando vuoi tu” e altre castronerie ascoltate dai freelance

stereotipi freelance

di Anna Rachele Capolingua

Lavorare in proprio. Nel settore Digital. Da Freelance.  

Una sfida che sembra quella di un video-game: ogni anno che passa si presentano nuovi ostacoli da affrontare. Alcuni, però, restano costanti nel tempo.

Le persone che ti conoscono non capiscono quello che fai, i clienti non capiscono perché lo fai, e – se lavori al Sud – chiunque incontri ti chiede “perché sei rimasto? Perché non sei andato a Milano?”.

Oggi, in questo spazio che Anna Lisa ha scelto di regalarmi, vorrei parlarvi proprio di questi stereotipi o, almeno, di quelli che ho incontrato io nella mia carriera.

Se sei un giovane freelance – social media manager, copywriter o grafico che sia – prima o poi incontrerai qualcuno che ti dirà una di queste frasi: ma non abbatterti, puoi affrontarle! 

“Che bello lavorare quando vuoi tu!” 

Essere freelance significa non dover mai timbrare un cartellino. Significa essere libero di scegliere quando lavorare, quando smettere, quando andare in ferie. 

Come sappiamo questo si traduce spesso in uno stato di ansia perenne, una vera propria intossicazione da troppo lavoro. Viviamo nella costante sensazione di essere in ritardo rispetto a una tabella di marcia che ci obbliga a fare sempre di più, sempre più spesso, con pause sempre più brevi.

Effettivamente è vero, non abbiamo orari, non abbiamo regole. E non è sempre un bene: riuscire a trovare un equilibrio è complicato ma fondamentale.

Bonus se lavori al Sud: “Chi vive vicino al mare non lavora un giorno!” 

So che sud e mare non devono necessariamente essere sinonimi, ma per una persona che, come me, guarda il mare tutti i giorni dalla finestra, ascoltare questa frase può essere un’offesa. Sarebbe bello andare tutti i giorni in spiaggia e lavorare da lì, ma la verità è che non succede mai.

Fra i granelli di sabbia sulla tastiera e il caldo che cuoce il cervello, è già tanto se riesco a concedermi un paio di bagni a giugno e a settembre e poi trascorro le mie estati a tutelare il pallore nobiliare che accomuna tutti i lavoratori del digitale d’Italia. 

“Ti ho fatto solo un paio di domande, perché vuoi essere pagato?” 

Le “richieste extra” sono un incubo.

“Possiamo aggiungere questa pagina del sito web?” “Puoi pubblicare anche questo post?” “Già che ci sei, mi scrivi i testi per la brochure?” 

Tutti noi, penso, abbiamo incontrato almeno una volta questo tipo di cliente o di atteggiamento. Imporsi, dire di no, cercare di far cambiare idea ci fa sentire presuntuosi, vero, eppure è fondamentale per tutelare il valore del nostro mestiere.

☞ Bonus se lavori al Sud: Cos’è una consulenza? 

Far capire agli imprenditori del sud Italia il valore di una consulenza è difficile. 

Una risposta precisa e accurata, fornita in cinque minuti racchiude anni di studio, letture intense, esperienze sul campo. Non tutti gli imprenditori capiscono che una consulenza che in 5 minuti risolve un problema vale molto di più di una lunga due ore che ti lascia solo con delle belle parole. 

Finché non si riuscirà a trasmettere questa sensibilità ai piccoli imprenditori del Sud Italia, la vita dei consulenti sarà complessa e decisamente non noiosa.

“Ho già investito in questo settore, non ho avuto risultati” 

Quello che io chiamo il cliente scottato è il più diffuso in Italia. Un imprenditore che ha affidato un budget – più o meno corposo – a sedicenti guru che parlano di Funnel con un accento figo e, alla fine, non hanno portato nessun risultato se non, forse, un gruzzoletto di like. 

Ecco, questo cliente si divertirà tantissimo a sfogare tutta la sua frustrazione su di te. Non farti intimidire, nella maggior parte dei casi basta essere onesti, non raccontare frottole e portare con sé un portfolio o un caso studio per portarlo a casa comunque. 

☞ Bonus se lavori al Sud: Il “competitor” che ti brucia il mercato. 

Se lavori al Sud, o in un contesto piccolo o locale, ti capiterà di conoscere quelle due o tre persone che con poche, semplici mosse riescono a distruggere il tuo mercato. 

Facciamone un piccolo identikit:

• Propongono prezzi talmente bassi da impedire a chiunque di pagare le bollette della luce.
• Non sanno cosa sia un calendario editoriale.
• Pensano di essere arrivati, non hanno bisogno di studiare, non hanno voglia di far rete.

Ti è venuto in mente un nome ben preciso leggendo questa descrizione?  Ecco. Allora anche tu incontrerai, prima o poi, un cliente che ha avuto a che fare con loro. 

Se posso darti un consiglio, non svendere il tuo lavoro per adattarlo alle vecchie esigenze del cliente o per paura di perderlo, sii coerente e rispetta la tua professionalità. 

La vita del copywriter, e del freelance in generale, non è semplice, lo vediamo ogni giorno. I clienti non ci semplificano le giornate, i competitor non ci aiutano, noi stessi, molto spesso, ci auto-sabotiamo per paura di non farcela, di non essere abbastanza preparati. 

Ecco, mi permetto di sfruttare la bella pagina digitale che Anna Lisa mi ha prestato per dire a chi la notte fa fatica ad addormentarsi pensando alle incombenze del giorno dopo, a chi fa i salti mortali per pagare i contributi, a chi ha ricevuto un bel po’ di “No”,  di preventivi non approvati e di critiche non costruttive:  potete farcela, siete abbastanza, sapete ciò che fate. 

Non lasciatevi mai – MAI – buttare giù da chi non ha niente di meglio da fare che criticare il vostro lavoro.

Trovate il vostro coraggio e… Buon lavoro! 

✍🏼 Anna Rachele Capolingua. Anna, il nome della nonna paterna, e Rachele, come l’ultima replicante di Blade Runner. Scrive e lavora facendo sempre attenzione ai pensieri dei suoi utenti, senza allontanarsi troppo dal suo mare.

📲 Puoi continuare a leggerla su Instagram e LinkedIn. La sua agenzia è Sintagma e il suo evento del cuore è Cavalieri Digitali.

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