Parole e Pois

Scrivi bene o vai a casa

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Scrivere e scrivere bene ed essere compresi sono due concetti differenti. Significa confondere, ridere per vero amore. E non può funzionare così. Un professonista delle parole deve essere uno scioglitore di nodi e una passaporta per i mondi di cui racconta. 

“Scrivi bene o vai a casa”. Avrei voluto urlare mille volte questa frase ad altrettanti professionisti della penna o della tastiera. Invece, fin dai tempi dell’università, sono stata zitta. Ho guardato, osservato, assimilato, danzato tra le parole degli altri aspettando che le mie mi prendessero la pancia.

Come quando sei sicura di aspettare un bambino, una donna lo sa. Un uomo? Pure.

Io credo che certe sensazioni – come quella dell’articolo giusto, del famoso mettere in fila le parole come soldatini di latta sul mood di un bambino degli anni Cinquanta, non siano qualcosa di così scontato. Non ci si può affidare soltanto alle sensazioni, però. Un professionista deve sapere quando è l’ora di far scendere in campo la tecnica. E allora, come si fa a far danzare simultaneamente anima e cervello, muscoli e nervi? Allenando, portando al limite, superando i confini. 

Scrivi bene e sopravvivrai al Fight Club 

Scrivere è mettere in ordine concetti, creare connessioni, domare concetti. Quando non sei allenato a fare certe cose, queste possono metterti in un angolo e riempirti davvero di ceffoni – stile Fightclub. Ecco, seguiamone le regole in un ragionamento che fila poco ma che è di grande aiuto. 

Prima regola del Fight Club: non parlate mai del Fight Club. 

Non parlare mai di quello che non sai fare, studialo piuttosto. L’allenamento del muscolo cerebrale è quanto più ti può aiutare nel diventare un bravissimo domatore di parole ribelli e di concetti nervosi. Studiare, formarsi, spremersi le meningi per comprendere la metodologia, l’approccio, il processo è di quanto più utile puoi fare per i tuoi clienti. 

Un web writer, un content creator o un social media manager che ha una visione chiara dell’intero processo è una risorsa indispensabile. Fai in modo di formarti e di costruire la tua professionalità per essere esattamente la risposta alle domande del mercato. Senza dimenticare di condire il tutto con abbondante personalità, altrimenti di cosa parliamo. 

Ovviamente, non leggere il non parlarne come una scusa bella e buona per cedere agli egocentrismi della prima donna (so fare tutto io e se non so farlo, sto zitto) o a quelli della sindrome dell’impostore (non so farlo, non ce la farò mai, non chiedo aiuto). Prendi quel non parlare come un sinonimo del più conosciuto zitto e lavora a testa bassa. Le parole sono importanti ma anche il tono che disegni per loro. 

Seconda regola del Fight Club: non dovete mai parlare del Fight Club.

Le regole sono importanti, la disciplina e la costanza pure. Per diventare Marie Kondo della formattazione, dei discorsi ordinati, delle parole messe su come pop corn che scoppiettano a tempo della canzone dell’estate, bisogna allenarsi. Sempre e comunque. Crediamo a chi ci dice che la creatività è un muscolo che va allenato, a chi dice che non si diventa professionisti della parola scritta (ma anche di quella disegnata) in un giorno, a chi urla nel deserto che il tempo e l’esercizio sono i nostri migliori alleati. 

Scrivere è un mestiere complesso, scrivere bene è per pochi eletti che comprendono il sacrificio della schiena distorta, degli occhiali della nonna, del tunnel carpale. Scegli di essere uno di noi e ti prendi meraviglie e lamenti. Ne vale la pena, se ti impegni. 

Terza regola del Fight Club: se qualcuno grida basta, si accascia, è spompato, fine del combattimento. 

Nella lotta alla bruttezza, chi scrive ha il compito di non mollare di fronte al pressappochismo e alla poca professionalità della massa di chi dichiara di scrivere per lavoro. Per quanto arriverai spompato e sfinito, tu impegnati e non gridare “basta” ma “ancora”. I veri guerrieri della parola seguono la regola dei cinque secondi di Zanardi. Ancora 5 parole messe lì per bene, con significato, con senso, perché devono essere semplicemente lì. Altrimenti molla il colpo, dichiarati vincitore perché hai fatto un ottimo lavoro anche oggi. 

Parti dall’analisi degli obiettivi, fissa un traguardo, pianifica il percorso. Il combattimento è strategia, l’allenamento serve a prepararti alla pagina bianca e alla strutturazione di un sentiero luminoso che porta al Nirvana: fare un buon prodotto, comprensibile al lettore e alla piattaforma che hai scelto di utilizzare. Motore di ricerca, cervello umano, social media: tu scrivi in modo etico, trasparente, sintetico, essenziale, certificato e vai avanti, dritto alla linea di partenza. Sì, perché poi devi editare. 

Quarta regola: si combatte solo due per volta. 

Scrivere un contenuto è una lotta a due, tra te e il foglio bianco. Sì e no. Pensiamo a una danza collettiva: il valtzer, ad esempio. Ci sono momenti di intensa intimità tra due partner che, poco prima del famigerato contatto, vengono scambiati. Scrivere è come ballare un valtzer: prima con l’obiettivo, un passaggio con i concetti principali, una scalata della piramide rovesciata e poi, ancora, i volteggi fra la scrittura e gli header, le parole chiave che si inseriscono in corrispondenza del movimento oculare e cerebrale, un altro volteggio con la conclusione, l’inserimento dei tag.

Insomma, scrivere è una danza a due, un combattimento one-to-one con chi ha il cervello incastrato in certi sistemi di valori, chi non legge e basta, chi non vuol capire, chi naviga nelle sue convinzioni ma forse ci prova, chi è aperto alle altrui elucubrazioni, con lo spider che lavora di zampette fastidiose ruminando nelle nostre parole, con contenuti poco contenti di esistere e altri che hanno un ego gigantesco. Insomma, la nostra lotta alla ricerca dell’attenzione del “santo motore di ricerca, beati algoritmi tutti e il popolare utente” compromette non poco la nostra pazienza di diligente samurai delle strutture grammaticali con un senso logico, condite di fili logici saporiti. 

La lotta più intensa, però, è quella con il multitasking.

Quinta regola: un combattimento alla volta, ragazzi. 

Siamo vittime dell’iperproduttività e del multitasking quando scriviamo. Non è un difetto singolo, è proprio di quelle brutture collettive che riguardano tutta l’umanità quando prende confidenza e intimità con una struttura grammaticale fatta di “hey, guarda che puoi fare due cose contemporaneamente”. Così ne farai due pessime, aggiungerei. 

Il multitasking e le conseguenti sindromi del non ce la farò mai e se non lo ce la faccio poi perdo il cliente, quello parla male di me e sarò sotto un ponte fra quarantotto ore lavorative perché siamo a venerdì e l’aperitivo non me lo toglie nessuno

Diamoci una calmata, un combattimento alla volta

Scegliamo con obiettività e selezioniamo solo i contenuti che siamo in grado di produrre con una certa qualità e che ci restituiscono valore economico ed emotivo. Non si vive di sola gloria, è vero. Quella sensazione di piacevole calore che tolleri anche a giugno, luglio e agosto inoltrato deve avere un senso, però. 

Una volta selezionati i contenuti più renumerativi e glorificanti, scegli quali riesci a produrre in modo veloce e senza troppe sbavature. Spunta quelle gratificanti caselline della to do list e dedicati alla produzione dei contenuti più corposi, così da dare a cascata cose da poter visionare al tuo cervello (sì, non ho sprecato la giornata a non fare nulla) e al tuo cliente in attesa. 

Prendi ampi respiri quando fissi le consegne perché altrimenti ti si ritorceranno contro. Scegli per bene cosa consegnare per primo quando strutturi un progetto (magari un corso di Project Management di base può aiutarti a stabilire workflow intelligenti e più veloci di quelli che utilizzi attualmente e che ti fanno uscire di testa ogni volta che arriva un nuovo cliente, che poi sistematicamente trascuri e ti abbandona e poi le sindromi che abbiamo nominato hanno ragione, ma i content generator sono scorpione e quindi col cavolo che diamo ragione a qualcuno, figurati alle sindromi da quattro soldi). 

Riassumendo: dedicati alla lettura di un buon manuale di minimalismo e di psicologia perché ti doteranno di tutti gli strumenti per sottrarre tempo alle attività inutili, ti permetteranno di selezionare obiettivi, metodi e tutto ciò che ti serve per organizzare al meglio consegne e tensione. Un primo passo può essere liberarsi del superfluo. 

Sesta regola: niente camicia, niente scarpe. 

Per scrivere bene devi essere a tuo agio. Non si può pensare a chi scrive in modo corretto, produttivo ed etico – indipendentemente dal canale scelto – come a un Rocky Balboa qualsiasi. Sfatto, sudato, imperlato di una corona di stanchezza e melassa sparsa. Chi scrive bene deve stare bene altrimenti (parolaccia) scrive bene.

Liberiamoci del superfluo quando scriviamo. 

Via tutto quello che non serve dalla scrivania, dal desktop, dalla vita proprio. Il superfluo ci distrae, ci incoraggia a scrivere male, ci porta su strade che nulla hanno a che fare con la missione del giorno: portare a casa un buon contenuto, micro o macro che sia. 

Quindi, via le scarpe, via la camicia. 

Prima ancora di scrivere bene, prima ancora di scrivere, prima ancora di fare qualunque cosa, impara a lavorare in un ambiente sereno, che ti mette in condizione di stare bene. 

➤ Non si possono prevenire le urgenze, ma si possono avere uscite di emergenza che ci permettono di gestirle.

➤ Non si può prevedere la propria produttività, ma si può allenare il cervello a produrre con costanza. 

➤ Non costringerti a ritmi che non sono compatibili con ciò che è nel tuo eco-sistema produttivo. Più stringerai la corda, più avrai fame di saziare il mostro che detta le regole di una produzione sbagliata. Segui il bioritmo della tua fecondità lavorativa. 

➤ Lasciati andare a un abbigliamento che ti faccia stare comodo, che ti faccia stare bene e non importi troppe regole. Siete tu e il tuo contenuto a dover combattere. Se si intromette anche il mondo, siamo messi davvero male. 

➤ Imponiti orari (quando è possibile), dai limiti e confini all’esterno – anche se ti chiama amore, mamma, papà o se ti porta i marshmellow. La tua lotta non ammette intromissioni e interruzioni altrimenti diventerà infinita. 

Prova a segiure queste semplici regole perché altrimenti il combattimento non finisce più. 

Settima regola: i combattimenti durano per tutto il tempo necessario.

Scrivere bene e realizzare un contenuto che abbia valore, per te e per chi legge, richiede tempo. Un vecchio adagio recita ci vuole il tempo che ci vuole. Nonostante questo, non dimenticare che non devi mai permettere alla scrittura e alle parole di prendere il sopravvento. Sei tu che detieni il controllo. 

Prenditi tutto il tempo che ci vuole, ma datti uno spazio di respiro massimo.

Non farti travolgere dai sentimenti, prenditi tutta la distanza che vuoi per scrivere con obiettività e rispettando una tabella di marcia che hai stilato all’inizio del progetto. Già, ricordati che qualunque progetto – dal realizzare un post per Instagram al più lungo dei lavori che richiedono la pratica dello scrivere bene – deve essere compreso, pianificato e organizzato fino alla più piccola delle azioni da fare. E per fare ci vuole tempo, ci vogliono le mani, ci vuole il cervello, ci vuole il tempo che ci vuole. 

Non puoi pensare di sederti e scrivere bene.

Devi allenarti, scrivere, editare, buttare via, alzarti, bere un bicchiere d’acqua, fare un giro, scrivere, maledirti per non esserti iscritto a medicina, ringraziare Buddha, gli dei egizi, quelli etruschi e pure quelli di League of Legend, di Final Fantasy e poi capire che era meglio guardare di nuovo tutta la selezione dei film di Harry Potter (cioè tutta). 

L’importante è non perdere la testa e darti dei tempi. Perché ok il tempo che ci vuole ma esagerare anche no grazie perché, alla fine, hai altre cose da fare oltre che scrivere bene nella vita. 

Ottava ed ultima regola: se questa è la vostra prima sera al Fight Club… dovete combattere! 

E se questo è il primo lavoro che fai, la prima volta che incroci il concetto di scrivere bene, il tuo primo incontro con la necessità di essere a posto o hai semplicemente deciso di dire basta alla fuffa, allora è il tuo momento: alzati e combatti. 

Ricorda, scrivere bene è solo una delle cose che un combattente deve saper fare. Devi essere anche urgente, rilvante, intelligente, strategico e migliaia di altre cose. Puoi farcela!

Francesca Sollo. Sono una Content Designer: disegno contenuti golosi per i piccoli business con cuore, anima e sogni grandi come la luna.  

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