Parole e Pois

Le storie mi hanno salvato

le storie mi hanno salvato

di Giorgio Reclama

Non c’è niente di più traumatico che sentirsi dire: “Scrivi quello che vuoi!”. Ti ritrovi davanti a una pagina bianca con i pensieri che rimbalzano all’impazzata, le mani che tremano per l’eccitazione e gli occhi stralunati che fissano lo schermo in cerca di una grazia divina.

Suppergiù è stata questa la mia reazione, quando Anna Lisa mi ha invitato a inaugurare questo nuovo spazio di condivisione (Mine Vaganti) sul suo blog. Le linee guida erano essenziali: avrei dovuto parlare di uno degli argomenti che più mi stava a cuore, le parole. E farlo a modo mio, con la mia voce. Per il resto, sarei stato completamente libero di vagabondare nei sentieri di riflessione che più preferivo. 

Sì, perfetto, ho pensato. Ma da dove inizio? Dopo un primo momento di smarrimento creativo, ho spento il computer, mi sono alzato dalla scrivania, sono uscito di casa e ho iniziato a camminare. Per chi non vive in una città sul mare, il fiume è una buona alternativa per cercare le risposte. Ed è proprio lungo le sponde torinesi del Po che ho trovato la mia.

Quelle che seguono sono le parole nate durante quella lunga passeggiata.

Una storia di rinascita

Potrebbe sembrare esagerato, ma è solo la verità: le storie mi hanno salvato la vita.

Se qualche anno fa mi avessero chiesto di dipingere il mio futuro, ne sarebbe venuto fuori un quadro in bianco e nero, un po’ come i miei pensieri di allora. All’epoca avevo appena conseguito una laurea magistrale in Economia con il massimo dei voti, e mi apprestavo a essere catapultato nel mondo del lavoro. Le mie giornate erano scandite da freddi numeri, grafici e tabelle, oltre che da una perenne sensazione di insoddisfazione che mi divorava lentamente; e le uniche parole che scrivevo riempivano sterili lettere di presentazione in cui non mi riconoscevo affatto. Non volevo essere la persona che ero, ma non sapevo chi avrei voluto essere. 

Poi, qualcosa è cambiato, e quel quadro cinereo è finalmente diventato a colori. 

Tutto ha avuto inizio con un libro, “Sulla Strada Giusta” di Francesco Grandis: la storia di un uomo che, dopo aver toccato il fondo, molla tutto e parte da solo per un viaggio attorno al mondo. Una lettura tanto semplice quanto pericolosa, densa di riflessioni esistenziali, che dall’oggi al domani ha fatto precipitare le mie già traballanti certezze su ciò che era giusto e sbagliato.

La reazione più spontanea sarebbe stata partire, e non mi sarei sorpreso se avessi scelto quella direzione. Ma era davvero ciò che desideravo? Probabilmente, no. Infatti, dopo aver chiuso quel libro, senza una ragione ben precisa, ho iniziato a scrivere l’inizio di un romanzo. E all’improvviso, in ogni parola ho trovato la risposta alla domanda che da sempre mi aveva perseguitato: “Che cosa voglio fare nella vita?”. 

In quel momento, non avevo più alcun dubbio: volevo scrivere.

4 gesti per sopravvivere

Le storie mi hanno salvato, ma non solo. Mi hanno anche aiutato a sopravvivere, suggerendomi l’importanza di alcuni gesti indispensabili per sapersi districare nella complessità della società odierna.

Anche se molti vogliono farci credere il contrario, le nuove tecnologie non sono sufficienti per orientarsi e comprendere il presente in cui viviamo. Bisogna quindi allenare quelle azioni primordiali che da sempre accompagnano le nostre vite: scrivere, leggere, ascoltare e guardare.

Perché scrivere ci aiuta a rielaborare i pensieri, nel caos di informazioni in cui siamo immersi ogni giorno; leggere e ascoltare arricchisce il nostro lessico e amplia gli orizzonti conosciuti, modificando positivamente la relazione che abbiamo con il mondo; e guardare allena la nostra capacità di saper cogliere i dettagli, scovare le figure e anticipare gli eventi del futuro.

Buone storie!

✍🏼 Giorgio Reclama. Scrive per immagini, ed è convinto che tra i gesti che l’uomo sa compiere, raccontare sia il più splendido. Attualmente studia sceneggiatura cinematografica alla ricerca di lieti fini.

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