Parole e Pois

Vomita le parole (che poi ti senti meglio)

vomita le parole

Pensieri e parole, diceva il buon vecchio Lucio. 

Ricordo di averla imparata a memoria durante le lezioni di canto corale del professor Boggia. E quanto mi piaceva. 

Ogni volta che quella canzone fa capolino tra le mie playlist sorrido pensando che abbia un titolo perfetto per spiegare il freewriting, la mia tecnica di scrittura preferita. 

Freewriting. Scrittura libera. Scrittura zen. Chiamatela come volete. 

Tanto a lei non interessa essere chiamata, a lei interessa essere utilizzata. Solo che va veloce come la luce ed è inafferrabile come il vento. Si nutre di puntini di sospensione e treni in corsa e se la acchiappi bene, se no bene lo stesso. 

Lei non si fa problemi. Non ha regole. Anzi, la sua unica regola è non avere regole. 

Certo, magari ti lancia qualche suggerimento qui e lì per far sì che tu possa trarne vantaggio, ma niente di che. La semplicità è il suo punto forte. 

“Sì, ok, bella questa sviolinata, ma se dovessi descriverla davvero, che cos’è veramente la scrittura libera? Cosa si cela dietro questo anglicismo – ‘freewriting’?”

Hai presente la matassa di pensieri che hai in testa quando ti sembra di non avere più un angolino libero per pensare? Ecco. Immagina di poterla srotolare, farla scorrere dalla testa alla spalla, passando per il braccio, l’avambraccio, il polso e splash! Eccola lì, che si tuffa dal trampolino delle falangi per diventare inchiostro e prendere forma sul foglio. 

Parole parole parole, diceva Mina. E sono proprio parole quelle che si formano davanti ai tuoi occhi, una dopo l’altra senza sapere da dove provengano. 

Te le ha suggerite davvero la tua testa o vengono da qualche terra lontana? 

Magari qualcuno le ha soffiate nell’aria e tu, aprendo la finestra stamattina, le hai fatte entrare in salotto. Hanno volteggiato tra il pavimento e il soffitto finchè, piatto ricco mi ci ficco, il foglio bianco è sembrato un bellissimo specchio in cui riflettersi e… si sono accampate lì, tra un rigo e l’altro. 

Non serve molto per dilettarsi con il freewriting, sai? Basta davvero un foglio e una penna. Non devi neanche sforzarti di immaginare, modificare, ambire al perfetto. 

Tutto quello che serve è dentro di te. Basta solo tirarlo fuori.

E allora datti, che so, cinque minuti. Imposta il timer sul telefono o magari no, magari prova a scrivere fino a quando ce n’è, fino a quando ti senti più legger*. 

Non alzare mai la penna dal foglio. E nemmeno la testa. Le notifiche dei like su Instagram possono aspettare. E pure i messaggini degli ex che chiedono venia. Soprattutto i messaggini degli ex che chiedono venia. Prima vieni tu. E il tuo mondo interiore. 

Se mai lui – l’innominabile ‘blocco dello scrittore’ – dovesse far capolino, tu fallo sentire importante. Scrivi ‘ho il blocco dello scrittore’ oppure ‘non so più cosa scrivere’ ma non smettere. Lo vedo già gongolarsi, bello tronfio e con l’ego alle stelle. Ma tanto dura poco eh. Appena scrivi il suo nome lui non esiste più. Eclissato. Adieu. A non rivederci. 

E poi, beh, poi non giudicarti. Mai. Il freewriting non conosce giudizio. Puoi scrivere qualsiasi cosa che tanto va bene comunque. Usa quel foglio bianco come svuotatoio. 

Vomita le parole (che poi ti senti meglio). Magari non per forza meglio, ma sicuramente con qualche etto di pensieri in meno. 

Che la bilancia ce l’abbiamo anche in testa ed è ora di eliminare un po’ di tossine. 

Corri, corri, corri sul foglio. Lascia che la tua mano scivoli senza sapere bene quali parole stia cercando. Guarda le lettere comparire una dopo l’altra come un gioco di magia. 

Erano tutte dentro di te. Ti rendi conto? T U T T E  Q U A N T E.

È la magia della scrittura dall’alba dei tempi. 

“Ma da dove inizio?” 

Io dico sempre che di parole sulla punta della testa ce ne abbiamo sempre qualcuna.

Butta giù quello che ti frulla senza pensarci troppo e il resto verrà da sé. 

Se vuoi aiutarti, ci sono sempre quelli che in inglese chiamano ‘prompt’. Degli input, incipit, suggerimenti. Un inizio frase, un mantra, una citazione a te particolarmente cara. 

Ricorda il mio di mantra: i prompt sono tutti intorno a noi

Sono nelle conversazioni che abbiamo orecchiato da due passanti o nella foto che hai scattato lo scorso weekend. Puoi anche aprire uno dei tuoi libri preferiti, ricopiare la prima frase che ti capita sotto tiro e continuare da lì. 

Che dici, ti ho convinto? E allora ricapitoliamo: 

  1. Prendi carta e penna 
  2. Datti almeno 5 minuti di tempo
  3. Scegli un prompt o scrivi liberamente
  4. Continua a scrivere fino alla fine
  5. Non giudicare il tuo operato

PS. Questo articolo è stato scritto in due sessioni di freewriting.

Ilaria Mangiardi. Nata a Milano, rinata ad Amsterdam. Dal lunedì al venerdì lavoro come Creative Copywriter per un’agenzia di musica. Dal lunedì alla domenica, invece, utilizzo la scrittura per guardarmi dentro e processare ciò che penso. Scrivo storie, poesie e organizzo workshop di freewriting per coloro che vogliono dare ascolto al loro mondo interiore.

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