Parole e Pois

Così è, se MI pare

così è se mi pare - trapianto di rene

Il 2020 è stato un anno bellissimo.

Sì, lo so che avete strabuzzato gli occhi leggendo questa affermazione ma vi assicuro che per me è stato proprio così. Il 2020 mi ha regalato una cosa che aspettavo da tempo e alla quale speravo senza pensarci, pensavo senza parlarne, aspiravo senza immaginare: un rene nuovo.

Tre anni e mezzo di dialisi non sono pochi, quattordici da malata cronica nemmeno, ora che ci penso.

Ho deciso tempo fa di iniziare a scrivere su un blog per condividere la mia esperienza, un po’ come terapia per me, perché sono una di quelle strane persone che si trova meglio a scrivere che a parlare (ci tengo a precisare che però sono un’ottima ascoltatrice), un po’ perché avevo intenzione di creare una rete attorno a questo argomento, la dialisi appunto e tutto ciò che ne consegue. Dopo tre anni posso affermare di essere abbastanza riuscita nel mio intento o almeno di aver creato una strada perseguibile e dalla quale non allontanarmi.

È difficile farti leggere da qualcuno quando non offri uno svago ma anzi parli di vite complicate, quando ti ammali scappano gli amici più fidati, figuriamoci far avvicinare degli sconosciuti, eppure ho scoperto che per assurdo la solitudine è un incredibile motore.

Sì avete letto bene, la solitudine. Quando ho saputo di dover entrare in dialisi ero terrorizzata, sebbene conoscessi quel reparto da dieci anni non sapevo affatto a cosa sarei andata incontro, aggiungo inoltre che sebbene avessi avuto un nonno in dialisi e diversi parenti con patologie nefrologiche non ero mai andata a fondo alla questione. Assurdo, penserete voi o incosciente, superficiale, invece no, spaventata, ecco tutto.

Essermi ritrovata così inconsapevole davanti al cambiamento più estremo della mia vita fino a quel momento, e lo è stato anche se avessi già sperimentato la maternità, mi ha fatto capire che se potevo fare qualcosa per evitarlo anche solo ad una persona io l’avrei fatto.
Così è nato il mio blog, Da Daisy in Poi – cronache di una mamma di dialisi, diventato da qualche mese Da Daisy in poi – cronache di una mamma trapiantata di rene.

Dicevo quindi che il 2020 è stato per me un anno bellissimo.

Non vi dirò di apprezzare ogni minuto che avete né di ringraziare per la vostra salute, fate pur della vostra vita ciò che volete, ci mancherebbe, vi dico piuttosto ciò che ho intenzione di farci io. Chiamiamola pure una banalissima lista di buoni propositi.

1. Non mi lascerò andare.

C’è tutto un immenso aspetto psicologico da calcolare nelle malattie croniche che sto sperimentando in prima persona; per nulla facile da affrontare e affatto semplice con cui convivere. Ho imparato però cos’è l’ansia, l’attacco di panico, la depressione, l’overthinking, la depersonalizzazione, la perdita di concentrazione ma soprattutto ho imparato a parlarne senza paura e questo mi ha regalato un mondo nuovo incredibile.

Questa mente, che tanto ci spaventa, ci spinge a conoscere molto di più di quello che sappiamo su noi stessi, credere nelle nostre visioni, capire da dove arrivano e dove vogliono portarci, rompere le nostre
credenze ed andare oltre. Ecco perché ci tengo davvero a non lasciarmi andare, scendo giù ad esplorare e risalgo a galla per vivere davvero.

Non lasciatevi andare, ancoratevi a voi stessi.

2. Difenditi dai ruoli.

Figlia, madre, moglie. Sì, lo sono, ne sono felice, ma prima di qualsiasi altra cosa io sono Serena.

Il senso del dovere può opprimere se gestito male e io vi dirò che
faccio fatica così me lo appunto qui. Coltiva te stesso, quello che più ti piace, lasciati appassionare sfrenatamente, rilassati in una quiete senza pari, diventa quello che vuoi.

Sapete una cosa? Questa ultima frase mi è piaciuta parecchio, faccio che me la scrivo in camera così la leggo ogni giorno quando mi sveglio, magari imparo a farlo davvero!

3. Alleggerisciti.

È decisamente arrivato il momento di iniziare a togliere, basta procrastinare.

La settimana scorsa ho ripulito tutta la casa dalle cose inutili, non avete idea dei bustoni di roba che ho tolto. Una volta finito mi è sembrato di respirare una nuova aria dentro le stesse mura di prima, un’aria più fresca, pulita, leggera e mi sono sentita meglio anche io.

Accumulare non fa bene, alleggeriamoci da quello che ci
rende lo stomaco pesante, trasformiamo in positivo quello che riusciamo, impegniamoci a liberarci della rabbia, del rancore, del vittimismo, del giudizio, e lasciamo entrare aria fresca. Iniziamo questo 2021 con dello spazio in più, altrimenti dove mettiamo tutto quello che deve arrivare?

4. Venera la verità.

Quanto mi piace questa nuova versione di me, quella che non sorride se non le va, che non chiacchiera per riempire il tempo, che non si mette maschere per piacere agli altri. Siamo quello che siamo ed è molto meglio dichiararlo a carte scoperte, secondo me.

La sincerità fa vivere meglio quando capisci che menti solo
e sempre a te stesso
. Chi vuole starti vicino lo farà perché davvero gli piaci, chi se ne va ti sta invece facendo un gran favore, anche se ti fa male.

Qualche giorno fa ho scritto un post, corredato di una mia foto, sull’effetto del cortisone e sulla voglia che ho di mangiarmi il mondo da dopo il trapianto (ehm letteralmente, non in senso figurato) e tutti mi hanno ricoperta di complimenti su quanto fossi bella o radiosa; in fondo a tutti c’era il commento del mio dottore che diceva, cito
testualmente, “ti stai gonfiando come una mongolfiera”, mi sono fatta una risata senza fine e ho capito davvero quanto tenga a me. No, non mi sono messa a dieta, voglio dire, è tra i buoni propositi, si intende…

5. Sii felice, ma solo se ti va.

Non è un ordine né una legge. Potevo essere felice anche se facevo la dialisi, posso essere triste anche se ho fatto il trapianto. Grande, immensa, magnifica e liberatoria filosofia per il 2021: STICAZZI.

E con questo è tutto, direi, vi aspetto sul blog, se ne avete voglia, o magari davanti a una birra, che è pure meglio. Ci si vede!

Serena Zavatta. Ho 34 anni e ho capito che da grande voglio essere me stessa. Sono una mamma trapiantata di rene con un blog che è un po’ una casa per chi ha voglia di mettersi comodo e prendersi un caffè. Lavoro con i bambini, li aiuto con l’inglese ma soprattutto ci divertiamo un sacco e non esiste un giorno in cui pensi che vorrei fare altro. Scrivo perché è così che faccio da quando ho memoria, per un periodo è stato il mio lavoro, per sempre una parte di quello che sono.

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