Parole e Pois

La moda è il messaggio

comunicazione moda

Era il 20 Aprile del 2010, quasi 10 anni fa, quando al largo del golfo del Messico si registrava uno dei peggiori disastri ambientali che la storia moderna abbia mai conosciuto.

Disastro dovuto allo sversamento di tonnellate di petrolio della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon. Morti, feriti e un’inestimabile perdita in termini di ecosistema naturale.

In quell’occasione Franca Sozzani, storica direttrice di Vogue, con il contributo del fotografo Steven Meisel, ideò l’editoriale più controverso di sempre, “Water & Oil”, nel quale venivano mostrate modelle bellissime in abiti haute couture ricoperte di petrolio, intrappolate nell’acqua inquinata, quasi a voler “imitare” gabbiani, pellicani e tartarughe fortemente colpiti dal disastro.

Le critiche non tardarono ad arrivare, critiche alle quali Franca rispose:

Non penso che oggi come oggi una rivista di moda debba limitarsi a mostrare abiti. Le riviste di moda sono collegate all’arte, al cinema, a tutto. Non ritengo questo servizio di cattivo gusto, né un’opera d’arte, è solo una posizione.

Una posizione atta a dimostrare che la moda non deve solo mostrare degli abiti ma deve fare informazione, la moda ha il dovere di comunicare.

Sì, perché attraverso la moda noi comunichiamo agli altri chi siamo, in una smentita quasi automatica del detto centenario che “l’abito non fa il monaco”.

Perché l’abito fa il monaco, eccome.

Perché la società (in qualsiasi spazio-tempo la collochiamo) preferisce chi è ben vestito e ben si presenta a chi non lo è.

La moda, che ad oggi detiene il primato di fare una comunicazione trasversale, è un importante strumento di comunicazione di massa, facendosi spesso portavoce di valori universali.

Molti sono i brand che hanno fatto dell’informazione il loro punto di forza: tra tutti il primo esempio che mi viene in mente è quello di Vivienne Westwood che “sfrutta” le sue sfilate per fare denuncia sociale contro il razzismo, a favore delle comunità LGBT, contro lo sfruttamento dei minori nell’industria tessile, contro i cambiamenti climatici.

E anche noi, attraverso il nostro modo di “vestirci” comunichiamo al mondo chi siamo. Qual è il nostro umore – Perché ti vesti sempre di nero? Sei triste? -, se siamo delle persone eleganti e sportive e, in qualche modo, con i nostri outfit contribuiamo a creare nella mente degli altri un’immagine di noi che sia coerente esattamente con ciò che vogliamo comunicare.

Basti pensare agli studi semiologici sulla moda condotti da Roland Barthes dove l’abbigliamento viene descritto come un segno, un segno che forma un linguaggio, linguaggio che poi viene decodificato e tradotto.

La moda viene raccontata dalle sfilate ma nasce e cresce nelle strade come una delle tante libere espressioni dell’essere. Citando ancora Franca Sozzani:

Avere personalità aiuta nel trovare un proprio stile e sembrare eleganti agli occhi dei più. L’importante è trovare sempre un modo personale di indossare gli abiti e, se non è proprio eleganza pura, sarà almeno espressione di grande personalità.

* Il titolo dell’articolo riprende la celebre frase cardine delle teorie della comunicazione secondo cui “Medium is the message”, cioè il mezzo è (già) il messaggio.

✍🏼 Carmela Parisi. Bevo tanti caffè, faccio collezione di cappelli, ogni mattina faccio un selfie allo specchio e i miei romanzi preferiti sono l’Odissea e Alice nel paese delle Meraviglie. Mi piace la moda e la scrittura e cerco di coniugare queste due passioni all’interno di uno spazio virtuale dove ognuno è il benvenuto. Mi piace condividere informazioni e scambiare opinioni con gli altri, è il mio modo di tenere allenato il cervello in un mondo distratto e (troppo) veloce. Insegno anche, ma quella è una lunga storia.

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