Parole e Pois

Per una comunicazione consapevole

comunicazione consapevole

Per otto lunghe estati ho fatto la bagnina in piscina.

Tra i compiti che avevo – oltre a controllare con estrema sollecitudine che nessuno rimanesse secco in vasca – c’erano il riordino dei lettini e la pulizia del prato, ovvero un estenuante giro a capo chino in mezzo alle zanzare ogni sera per raccogliere – a mano, uno a uno – i mozziconi di sigaretta gettati nell’erba durante il giorno da persone di tutte le età, nonostante la presenza dei numerosi cestini.

Questo mi aveva trasformata nella paladina numero uno contro “l’inciviltà”: attaccavo cartelli di divieto dappertutto, spostavo i posacenere per renderli più comodi da raggiungere, non mi facevo scrupoli a riprendere chi sorprendevo nell’ignobile atto di gettare la cicca per terra.

Eppure ogni sera quei maledetti mozziconi erano lì, nel povero prato (da dove io li dovevo raccogliere).

Dopo aver attaccato il fischietto al chiodo ed essermi dedicata ad altro, questa parentesi della mia vita è lentamente scivolata nel dimenticatoio fino a quando, un bel giorno, mi è capitato sotto gli occhi un servizio televisivo in cui si parlava della piaga dei mozziconi nelle strade e di un nuovo espediente per arginarla.

Era qualcosa che non avevo mai visto, diverso dalle multe, dalle sanzioni, dai cartelli, dai richiami, dagli appelli a un “senso civico” sempre troppo soggettivo. Era diverso, cioè, dalle uniche cose che avevo imparato a considerare efficaci – e anche in qualche modo “eticamente accettabili” – per porre un solido argine alle numerose derive dell’inciviltà.

L’espediente era suppergiù un cestino fatto così:

Guardandolo, io, che nel frattempo ero diventata una professionista della comunicazione visiva, ebbi un’epifania travolgente.

Ripensai a tutte quelle estati spese a rimproverare le persone, a farle sentire giudicate, a guardarle storto, nel nobile tentativo di preservare il prato della piscina (e, auspicabilmente, il mondo intero).

Un obiettivo giusto, alto, ammirevole…che però ogni sera si dimostrava tristemente mancato.

Per colpa dell’ignoranza di molte persone, pensavo io, o del menefreghismo, della pigrizia, dell’arroganza, e chi più ne ha più ne metta.

Quel cestino, però, mi punzecchiava, mi sfidava, mi spingeva a riflettere e più riflettevo più mi sembrava di comprendere che il gap misterioso in cui svaniva l’efficacia della comunicazione che io stessa avevo imparato a ritenere imprescindibile si manifestava, paradossalmente, proprio a causa delle leve utilizzate: minaccia, punizione, giudizio.

Era come se quelle leve negassero la gamma infinita delle percezioni umane, come se dividessero il mondo spaccandolo in due – buoni e cattivi – senza fare il tentativo di indagare, o perlomeno di interrogarsi, sul motivo più profondo che spingeva i trasgressori a trasgredire.

Dal canto suo, il cestino non giudicava, non chiosava, non faceva la voce grossa. Lanciava il suo scherzo e, assieme ai sorrisi, raccoglieva anche i mozziconi. In silenzio, con umiltà.

Cribbio, centrava l’obiettivo.

Dicevo, un’epifania.

Iniziai a vedere ogni forma di comunicazione sotto una luce diversa.

Iniziai ad accorgermi che spesso e volentieri quello che i comunicatori perseguivano non era lo scopo “dichiarato”, ma solo la possibilità di esprimere il proprio giudizio, la propria visione o, anche, prendere le distanze da un “altro” non ritenuto alla propria altezza.

Ci cascavano tutti: professionisti, giornalisti, amministratori, politici, comunicatori di professione.

Il gap era ovunque e, se da un lato causava l’incapacità di empatizzare con ascoltatori e lettori e la difficoltà di creare una relazione-sodalizio con loro, dall’altra manifestava la tendenza a ignorare le loro circostanze, i loro bisogni o il loro stato emotivo per imporre la propria chiave di lettura.

In tempi diversi, ecco professionisti lamentare la mancata “comprensione” dei propri contenuti, ecco attivisti di battaglie di ogni tipo scagliarsi contro chi non abbracciava la loro guerra.

In tempi più recenti, ecco intere flotte di personaggi di rilievo cedere alla tentazione di addossare la colpa dell’epidemia in corso a qualcuno, di attaccare il governo, i runner, i passeggini, la Cina, l’OMS (addirittura!).

Ecco stuoli di persone spaventate alzare la voce e i toni sui social, innescare cordoni di controllo dalle finestre dei condomini a caccia dei Trasgressori della Legge.

Ecco generarsi il panico, gli assalti ai supermercati, i fuggi-fuggi dalle regioni.

Ecco mancare l’obiettivo. O meglio, ecco sacrificare l’obiettivo nel nome dell’espressione della propria visione.

É difficile inventare cestini per ogni circostanza, me ne rendo conto.

Forse non è neanche possibile.

Eppure, pensare che lo sia è una sfida entusiasmante, è un’occasione di crescita, è l’educazione a un sentire comune diverso.

A ben vedere, nient’altro ci plasma come le storie che (ci) raccontiamo ed io, potendo scegliere, ho deciso che vale la pena contribuire a seminare un bosco che cresce lentamente anziché far molto rumore abbattendo un singolo albero.

C’era una volta, molto molto lontano, un paese chiamato “2019”.

In questo paese le persone si incontravano per strada, chiaccheravano nelle piazze, gremivano i tavolini dei bar e anche, ahimè, fumavano, lasciando mozziconi dappertutto.

Naturalmente, ben consci del problema, re, regine, reggenti e governanti erano da tempo impegnati a imporre punizioni sempre più severe per frenare quel dilagare inarrestabile di cicche bruciacchiate ma né i divieti, né le sanzioni, né i richiami al senso civico avevano finora sortito effetto sicché la maggior parte dei fumatori, più o meno deliberatamente, continuava a fare quello che aveva sempre fatto: gettare i mozziconi per terra.

Finché un bel giorno non giunse nel regno un menestrello forestiero.
Portava con sé un mandolino e un sorriso raggiante, che non mancò di sfoderare quando chiese udienza al Re in persona.

“Signor Re, vengo da molto lontano, da un paese chiamato 2030. Ho saputo del vostro problema – che un tempo affliggeva anche noi – perciò ho camminato fin qui col desiderio di condividere la soluzione”.

Il Re, un po’ incredulo a dire il vero, si sedette meglio sulla sua poltrona: “Ti ascolto!”

Il menestrello eseguì un giro di Do al mandolino: “So che il vostro è un gran reame: producete vini, formaggi e carni squisite, i vostri mari abbondano del pesce più prelibato, la qualità dei prodotti delle vostre botteghe è invidiata in tutto il mondo. Tra i vostri sudditi spiccano artisti, inventori, esploratori, poeti e anche atleti che si sono guadagnati fama a livello mondiale… A proposito, qual è lo sport più amato, Maestà?”

“Beh, il calcio naturalmente!”

“Come al mio paese! Ebbene, vi dico che proprio nel calcio risiede la soluzione!”

“Ma come è mai possibile?”

“Guardate!”

Dalla tasca estrasse un ritaglio di giornale su cui era visibile la foto di quello che sembrava un cestino formato da due contenitori affiancati. Il Re lo osservò meglio e vide che entrambi i contenitori erano pieni di mozziconi.

“Ma cosa significa?”

“Leggete!”

Il Re inforcò gli occhiali: sovrastante al cestino un cartellino chiedeva “Che squadra tifi?” mentre ciascun contenitore recava il nome di un team molto amato.

“Oh”, il Re era ammutuolito.

“E funziona?” chiese, ma in cuor suo già conosceva la risposta.

Il menestrello sorrise: “Più e meglio di tutte le minacce del mondo”.

E fece vibrare col suo mandolino un melodioso giro di La.

✍🏼 Clarissa Cozzi. Mi chiamo Clarissa Cozzi ma il mio alias online è Segui le briciole. Seppur con sfumature diverse, tutto ciò che faccio ha a che fare con la comunicazione visiva. Lavorare, per me, significa immaginare l’identità visiva di brand, attività, prodotti o servizi, e realizzare progetti di comunicazione creativi quanto basta per per aiutare i messaggi ad arrivare più lontano -o più in profondità. Poi, spento il computer, infilo le scarpe e scappo tra le valli e i boschi della collina che sorge dietro casa. È generosa, questa collina, perché non mi nega mai un po’ di ispirazione e di magia…quella che, dicono, si trova racchiusa in ogni mia storia e che si intrufola nei workshop che organizzo!

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