Parole e Pois

SEO vs creatività: battaglia o intesa?

tastiera con tazza di tè durante lavoro sei

Ebbene sì.

Ho deciso di inserire questa sigla mostruosa in un articolo. L’incubo dei digital copywriter, l’imperativo della vecchia scuola e un vero enigma per gli studenti.

Ma la SEO è davvero così importante?

Ci fai o ci SEO?

Ricordo ancora quando la mia migliore amica, compagna di stanza e di università, stava scrivendo la sua tesi specialistica sulla SEO.

Stava impazzendo, tirata da un braccio dal professore di informatica, con i suoi modelli matematici, e dall’altro lato dalla professoressa di linguistica, un po’ indietro nelle sue conoscenze sul tema e molto accademica.

Sbirciavo le sue ricerche – mentre anche io impazzivo con un’analisi dell’uso dei nuovi media nel marketing editoriale – e le dicevo: «Sei stata folle a scegliere questo argomento, io non ce la farei mai, non ci capisco niente!».

Ecco, ora lei fa un lavoro stupendo ma che poco ha a che fare con la SEO, mentre io nella Search Engine Optimization ci sono caduta con tutte le scarpe.

Quando iniziai a studiare il web writing si parlava ancora di keyword stuffing e nei corsi si insegnava a inserire la maledetta parola-chiave ovunque fosse possibile, ripetendola il più possibile.

Se in un primo momento, nella prima fase di Google, questo poteva anche avere un qualche senso, oggi siamo molto lontani da queste pratiche. E direi per fortuna!

Scrivere per le persone

In realtà il principio da cui dovrebbe partire ogni digital copywriter è proprio questo: scrivere contenuti utili per le persone. Perché è questo lo snodo fondamentale anche per Google.

La grande G, infatti, non si presenta più come motore di ricerca ma come motore di risposta: ne parla anche Marco Ziero nel suo intervento in Ux Writing, di Serena Giust.

Ad essere valutata non è più solo la catalogazione di un contenuto, e del suo contenitore, in base all’argomento. Il processo è molto più complesso, valuta l’esperienza dell’utente.

In primis il mio testo deve essere di certo rintracciabile online – e qui mi rifaccio alle keyword – ma poi:

✔︎ il testo deve essere leggibile,

✔︎ il contenuto deve rispondere alle domande dell’utente,

✔︎ le persone non devono aspettare troppo per il caricamento delle pagine,

✔︎ i lettori devono scrollare i testi e passarci del tempo,

✔︎ la navigazione deve toccare altre pagine,

✔︎ gli utenti devono cliccare sulle CTA,

✔︎ devono esserci delle conversioni.

Ciò che viene preso in esame da Google è il contesto, il fatto che quel contenuto viene effettivamente letto da tanti utenti e che stimola delle azioni, che offre qualcosa di piacevole e utile.

E allora, sì alle regole – ad esempio, utilizza sinonimi per sfruttare la coda lunga – ma sì anche alla creatività, alla narrazione, al parlare in modo chiaro e pertinente alle persone. Solo così, e con una buona architettura dell’informazione, saremo effettivamente utili e premiati da Google.

Quindi, basta vedere la SEO come qualcosa di complesso, che ingabbia la fantasia. Meglio vederla come un servizio a chi si troverà di fronte i nostri testi.

Hai bisogno di aiuto con i tuoi contenuti? Posso darti una mano, anche a domare questa maledetta SEO. Scrivimi subito!

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