Parole e Pois

Search intent e contenuti: le risposte che le persone cercano sul web

google pronto per la ricerca di contenuti in base a un preciso search intent

Molti utilizzano Google come se fosse un novello oracolo.

Mi è capitato spesso di essere seduta con colleghi analisti e di dover strabuzzare gli occhi per tutto quello che compariva sullo schermo. Probabilmente ci sono più nevrosi di quelle che immaginiamo in giro.

Ma chi si occupa di Content Marketing non può far altro che guardare in faccia questa triste realtà e fare i conti con il search intent.

Cosa c’è dietro le query?

Ok, hai ragione, mi sto lasciando andare all’inglesismo. Recupero subito!

Il search intent è, in concreto, l’intento di ricerca: il motivo per cui una persona digita sulla barra di Google quelle specifiche parole, quella domanda o query.

Solitamente la query non coincide con la keyword: ad esempio, digito sformato di zucchine senza mozzarella – ho bisogno di idee per la cena! – e questa è la mia domanda. La parola chiave è il nocciolo della mia ricerca, ovvero sformato di zucchine.

È naturale che la definizione delle keyword, dalle più semplici alle long tail, deve legarsi allo studio delle query: lo studio delle parole-chiave, utilizzate nei contenuti che andrò a confezionare per quel sito, parte proprio da ciò che le persone vogliono sapere dal web.

Ma il vero quesito è scoprire qual è il search intent dietro quella query e creare le risposte giuste per diventare un piccolo oracolo da consultare.

I 3 intenti di ricerca

Convenzionalmente i search intent vengono catalogati in questo modo.

1. Intento informazionale

La pura e semplice ricerca di informazioni, la ricerca della ricetta dello sformato di zucchine, la ricerca legata a una città – cosa vedere a Siviglia  – o a un prodotto generico.

Questo intent è totalmente slegato dall’acquisto di qualcosa, ha quindi un valore basso. Ma rappresenta anche il maggior numero di ricerche fatte online.

2. Intento navigazionale

In questo caso, l’internauta è informato: sa già cosa sta cercando e digita sulla barra di ricerca blog Parole e pois – scusami l’egocentrismo! – perché vuole leggere cosa ha partorito ultimamente la mia mente geniale.

Si tratta di una ricerca di brand: precisa, puntuale, secca. È quindi una ricerca di alto valore.

3. Intento transazionale

Il search intent dell’acquisto si registra quando io ho bisogno di compiere un’azione e, una volta che Big G apre le sue braccia, digito proprio ciò di cui ho bisogno. Ad esempio ultimo libro Federico Moccia.

Le risorse che Google pescherà per me saranno lì pronte a farmi compiere la transazione.

E in questo caso userò quella somma per salvare la narrativa italiana dal degrado. (Non ti dico cosa ho intenzione di fare col libro.)

L’intento transazionale ha un valore elevatissimo.

I contenuti su cui investire

A questo punto è chiaro che i search intent più succosi sono quelli navigazionali e transazionali: ma vogliamo non tener conto di tutte le ricerche che utenti disinformati e indecisi fanno ogni giorno sul web?

È lì, invece, che si aggancia il lungo e duro lavoro del contenuto.

Cercare tutti i topic, tutte le keyword e quindi le query che ruotano attorno al prodotto o al servizio che voglio vendere. Immedesimarmi nell’utente medio che deve conoscermi e scegliermi. Farmi le domande giuste e confezionare le risposte migliori, a livello SEO, in modo da farmi trovare da Mister Google, e per le persone, in modo da rendere utile e piacevole la lettura.

Il copywriting per i contenuti web si pone proprio qui: a metà strada tra il motore di ricerca, e le sue regole, e i bisogni di chi sta digitando proprio in questo momento una nuova query.

Vuoi costruire un progetto di Content Marketing per la tua attività? Contattami, io e la mia tastiera siamo pronti a lavorare con te!

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