Parole e Pois

Riscrivere una storia: il rebranding di Barbie

testo motivazionale in linea con rebranding barbie

Lei era bionda, occhi azzurri e labbra carnose. Un vitino di vespa, gambe lunghe e affusolate, abiti all’ultimo grido.

Il suo nome non è cambiato, ma la sua storia oggi viene raccontata in modo diverso. Sto parlando di Barbie e del lavoro di rebranding sul celebre marchio della Mattel.

C’era una volta…

Barbara Millicent Roberts nasce nel Wisconsin, a Willow, nel 1959

Ha una famiglia e un fidanzato storico, Ken, con cui però non è mai convolata a nozze. Questa è la storia che raccontava la Mattel nei primi anni di commercializzazione della fashion doll che, diciamolo, ci ha fatto sognare tutte da piccole.

La sua creatrice, Ruth Handler, prese ispirazione dai giochi che faceva sua figlia Barbara, appunto: la bambina dava alle sue bambole neonate – sì, perché all’epoca esistevano solo quelle – dei ruoli da adulti, mimando ciò che vedeva tra le mura domestiche. 

La donna ebbe allora l’intuizione: con suo marito, cofondatore della casa di giocattoli Mattel, creò questa linea di bambole rivoluzionarie. Barbie fece la sua comparsa nei negozi con un costume da bagno zebrato, ma questa mise rivoluzionaria non era abbastanza.

I’m a Barbie girl

Barbara Millicent era perfetta: bellissima, con amici, macchine, case da sogno, abiti meravigliosi. Nonostante il grande successo ottenuto per decenni, incontrastato, il brand ha iniziato a vedere sorgere le prime crepe nel suo sistema di valori.

Nel corso degli anni, infatti, il nome Barbie è diventato sinonimo di ragazza bella ma stupida, assumendo una connotazione dispregiativa.

Ad aggravare la situazione, nel 1992, viene messa in vendita la versione parlante della bionda per antonomasia: ogni “esemplare” può pronunciare una delle 270 frasi programmate. Una di queste ha scatenato l’ira di diverse associazioni femminili, e ha determinato la sostituzione dei pezzi venduti con questa frase registrata.

Quali erano le paroline maledette? “La matematica è difficile!”.

A concludere l’opera, la struttura anatomica della Barbie, ritenuta da moltissimi come un’istigazione all’anoressia e alla ricerca spasmodica della perfezione per le giovanissime. E infatti dal 1997 si è cercato di rimodellare la bambola, dandole dei fianchi leggermente più generosi e realistici.

Ma le questioni erano tante e il nuovo femminismo, sempre più pressante, ha imposto un cambio di rotta. Ecco allora il rebranding degli anni 2000.

La nuova storia di Barbie

La mia intera filosofia riguardo a Barbie si basa sul fatto che, attraverso la bambola, le bambine possono essere tutto ciò che desiderano.  Barbie ha sempre rappresentato la possibilità di scegliere per le donne.

Barbara Millicent è entrata nel nuovo millennio con look nuovi e più di 200 carriere all’attivo

Non è più la donna perfetta dell’uomo perfetto, ma una donna realizzata, un modello per le bambine moderne che possono diventare qualsiasi cosa vogliano. Sono diventate Barbie le donne di qualsiasi etnia, le scienziate, le pittrici, le donne della politica, addirittura un’astronauta, Samantha Cristoforetti.

Film, vlog su YouTube, giochi educativi, libri e iniziative contro il cosiddetto Dream Gap. Quello di Barbie è diventato un messaggio femminista e femminile, un monito alle giovani donne a realizzarsi, seguire i propri sogni, essere se stesse anche con le proprie imperfezioni.

Il nuovo storytelling di Barbie mette al centro dei valori più vicini alla nostra epoca, più vicini a quelli delle proprie reader personas, le mamme, che vogliono per le loro figlie un futuro indipendente, ricco, inclusivo e felice.

Come si legge nella homepage del sito: 

Sin dal 1959 Barbie ispira le bambine ad essere tutto ciò che desiderano. Da principessa a candidata alla presidenza, da astronauta a zoologa, non ci sono confini che Barbie non abbia superato. Oggi, con oltre 200 carriere all’attivo, continua ad ispirare il potenziale infinito che c’è in ogni bambina.

Ecco allora che, riprendendo le parole della creatrice di Barbara Millicent, è stata costruita una storia nuova.

Quella di una donna, bella così com’è, in grado di seguire il proprio istinto, di far sentire la propria voce. Le sue icone sono quelle che ce l’hanno fatta – un po’ come nelle Storie della buonanotte per bambine rivoluzionarie – in qualsiasi campo, sono lavoratrici, sognatrici. Sono donne complete.

Ah, forse non lo sapevi, ma nella biografia di Barbie – realizzata, appunto, da Mattel – si può leggere che dopo 43 anni di fidanzamento, Barbie e Ken hanno deciso di separarsi. Barbie è stata poi single per un periodo, nonostante un breve flirt con il giovanissimo surfista australiano Blaine. Nel febbraio 2011, l’amore ha trionfato e Barbie è tornata con Ken.

Insomma, Barbie è diventata davvero una di noi.

Vuoi raccontarti in modo nuovo? Scrivimi e insieme troveremo le parole giuste per costruire la tua comunicazione!

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