Parole e Pois

Se il marketing accende le emozioni

smile con emozioni suscitate dal marketing

Lo ammetto. Quando incontro una persona, mi baso spesso sulle mie sensazioni.

Raramente la mia pelle mi ha tradita: a volte, più che un’affinità razionale, quello che trovo con alcuni sconosciuti è un legame emotivo. Succede, più o meno, la stessa cosa nella comunicazione.

Perché anche il marketing post-moderno si gioca tutto sulle emozioni.

Tu chiamale se vuoi…

Voglio partire in modo diretto. Guardiamo questo video.

Lo so, lo so. Guarda un secondo in alto, respira. Ok, ci siamo.

Io adoro questa serie di messaggi pubblicitari legati a eventi sportivi, realizzati da P&G. Toccano una corda sottile, nascosta dentro ogni essere umano: il legame tra madre e figlio.

It takes someone strong to make someone strong. Thank you, Mom.

Poche parole, un gioco di ripetizioni, per un messaggio chiaro ed emozionante.

La vera domanda a questo punto è: ma perché P&G dedica una serie di adv alle mamme? Cosa vuole pubblicizzare – o meglio ancora vendere – attraverso questi video?

Semplice, il brand. Il pubblico di riferimento sono proprio le donne, le madri: Pampers, Bounty, Gillette, Oral-B, Head & Shoulders sono solo alcuni dei marchi della P&G, prodotti per la cura della persona, acquistati solitamente dalla vera capo-famiglia.

Ecco, allora, che in poco più di 2 minuti viene raccontata una storia, che è quella degli atleti ma anche quella di chiunque di noi, e lo spettatore “sente”. E quelle emozioni si attaccano e corrono sotto la pelle, e ci portano ad associare altri volti e altre esperienze personali a quelle stesse sensazioni.

Il messaggio ci arriva forte e chiaro, l’emozione che inconsciamente leghiamo a P&G è quella calda, dolce, di protezione e forza di una madre.

Emozioni scientifiche

È stato ormai dimostrato che ciò che guida molte delle nostre azioni è proprio ciò che sentiamo nella pancia.

Dopotutto, basta guardare cosa accade sui social – soprattutto su Facebook – per rendersi conto del fatto che ormai questi strumenti sono amplificatori e convogliatori di emozioni. Spesso negative.

Già, perché i nostri comportamenti d’acquisto – così come le nostre scelte quotidiane – si muovono su un filo sottile, tra razionalità ed emozione. Assecondare il nostro lato più “umano” può essere, quindi, una leva perfetta per avvicinarci in punta di piedi alle persone e toccare il loro cuore.

Secondo le ultime ricerche neuroscientifiche, le persone si basano più sui sentimenti che sulle informazioni per prendere decisioni: tra 1.400 campagne pubblicitarie di successo, quelle dal contenuto più emozionale hanno dato risultati migliori rispetto a quelle puramente informative. Siamo al 31% contro il 16%.

Antonio Damasio, professore di Neuroscienze all’Università della California del sud, ha condotto una ricerca su persone che riportavano danni nelle aree del cervello che collegano il pensiero razionale e l’emotività. Ecco, questi pazienti processavano perfettamente tutte le informazioni ricevute ma non riuscivano a prendere decisioni.

Perché accade questo? Semplice, il professore spiega nel suo libro Descartes’ Error che noi abbiamo bisogno del nostro bagaglio emotivo per scegliere cosa fare, cosa acquistare: investiamo ogni singola scelta della nostra vita di un peso, a cui si legano le esperienze pregresse, i nostri valori e tutti i nostri desideri.

Sarebbe proprio per questo motivo che preferiamo spesso prodotti “marchiati”, anche più costosi, ad anonime confezioni, meno costose seppur con gli stessi ingredienti.

Ed è per questo che Dove ha realizzato questo video nell’era COVID.

Parlare col cuore

Ciò che conta di più, in un mondo in cui si può acquistare qualsiasi cosa, in cui siamo sopraffatti dalle informazioni, è rendersi memorabili e creare una connessione emotiva con le persone.

L’obiettivo di qualsiasi brand e delle sue comunicazioni dovrebbe essere quello di suscitare un’emozione che venga associata al suo nome: attraverso l’uso dei colori, del tono di voce, delle storie, di tutti gli strumenti che ha a disposizione.

Certo, gli esempi che ho riportato possono sembrare troppo distanti da noi. Ma anche i piccoli brand possono fare la stessa cosa, con molto meno.

aspettaevedrai trasforma i ricordi in gioielli e, quando ci si avvicina al suo sito o ai suoi canali social, sembra davvero di trasferirsi in un mondo ottocentesco, classico e ovattato.

La ragazza dello Sputnik, invece, è un’artigiana con “le cosiddette”, che ha creato un vero e proprio marchio di abbigliamento per ragazze toste, sportive, spontanee e senza filtri.

Nel mio piccolo, con Parole & pois, cerco di ricreare un ambiente leggero, fatto di libri, oggetti vintage e tanta ironia.

Insomma, il marketing emozionale è la strada da seguire, per tutti. Per far sì che la relazione con i tuoi potenziali acquirenti sia il più forte e profonda possibile.

Psssst, qui ci sono due articoli interessanti da andare a leggere:

The Ultimate Guide To Emotional Marketing

How Marketing Influence What We Buy

Vogliamo provare a scoccare insieme una freccia che colpisca al cuore le tue personas? Scrivimi e spiegami qual è il tuo piano.

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