Parole e Pois

Come convincere il cliente dell’importanza del PED

calendario per definizione del ped

Ci siamo passati tutti, lo so.

Il cliente calpesta con una certa nonchalance il PED che tu hai realizzato col sudore della fronte. Pensa che sia un file da guardare con sospetto e da rivoluzionare giorno per giorno.

Succede a tutti, almeno uno dei tuoi clienti l’ha fatto. Come fargli capire, allora, il ruolo di quel documento e la sua importanza?

Ho buttato giù 3 consigli per facilitare questo processo.

1. Piano con le parole!

Innanzitutto, cos’è un PED?

Partiamo da una differenziazione tra piano e calendario editoriale, sottile ma per nulla scontata. E spesso poco chiara ai clienti.

Il piano editoriale (PED) rappresenta una sorta di diario di bordo: una programmazione, una strategia di contenuti per comunicare in modo corretto l’anima e le vicissitudini del brand.

Comprende i canali che verranno utilizzati, le tipologie di contenuti, le eventuali rubriche o i testi da associare a ricorrenze ed eventi, le tempistiche di pubblicazione.

È una sorta di canovaccio iniziale – spalmato su un tempo precedentemente concordato, tre mesi, sei mesi, un anno – che racchiude tutto il materiale e le parole che utilizzeremo per avvicinarci alle persone. Sui social, sul blog, nelle newsletter.

Da questo primo documento, discende il calendario editoriale: un vero e proprio calendario in cui andremo a segnare per ogni giorno le uscite, i testi da preparare. Insomma, la tabella di marcia.

Nel gergo dei copy si utilizza il termine PED comprendendo entrambi gli strumenti, che rappresentano la parte più strategica e quella più operativa.

Ma i clienti lo sanno?

L’errore che spesso noi addetti ai lavori facciamo è di non spiegare a chi ci ha assunto come lavoriamo, il metodo e i tool che utilizziamo.

Rendere consapevole la persona per cui stiamo lavorando dell’iter di lavoro che c’è dietro e di come viene costruito, in questo caso, il PED e con quale obiettivo, sarà un primo passo verso la comprensione del ruolo di questo (all’apparenza innocuo) file.

2. Facciamolo insieme!

Coinvolgi il cliente nella preparazione del PED. Ovviamente la stesura è un tuo compito – vieni anche pagato per questo – ma chiedere delle informazioni al titolare dell’azienda, ragionare con lui e spiegargli perché è meglio seguire una strada piuttosto che un’altra, be’ fa la differenza.

Ho lavorato – e mi succede ancora spesso – proprio su questo servizio: elaborazione del piano (per social soprattutto) e supervisione alle pubblicazioni. Questo mi vede confrontarmi soprattutto con liberi professionisti oppure con start-up con un team interno di copy e designer junior.

Come funziona? Banalmente nel primo incontro fissiamo insieme i momenti importanti dei prossimi 3/6 mesi, il cliente mi spiega cosa vuole comunicare – diamo per scontato che abbiamo già lavorato su identità e tono di voce -, ragioniamo su qualche possibile stagionalità (Natale, estate, rientro a scuola).

Una volta messo tutto sul tavolo, mi prendo il mio tempo per lavorare sul PED e poi, di nuovo, lo rivediamo insieme, analizzando ogni post e il tipo di lavoro da fare.

Vi posso assicurare che l’atteggiamento del cliente cambia davvero molto: banalmente perché è riuscito a cogliere il valore di quel lavoro e ha capito che, senza quella mappa, potrebbe facilmente perdersi in una giungla di possibili contenuti.

3. Flessibili ma non opzionali.

E se il cliente, comunque, mi chiede ogni settimana di spostare tutto e inserire roba diversa?

Sì, anche se ho abbandonato la gestione dei social da diverso tempo, so che accade. E, ta-daaaan, accade anche nel caso del blog e delle newsletter, terreni su cui sono più allenata.

Il PED non è una gabbia, e questo va detto al cliente. Basti pensare al lavoro di ridefinizione dei piani che tutti i social media manager e copywriter hanno dovuto fare nel periodo quarantena.

Ma appunto, in un caso eccezionale.

Il PED è flessibile, può subire qualche piccola variazione – bisogna anzi lasciarsi sempre un certo margine di movimento – ma non ammette l’essere lunatici, non può dipendere dall’umore del cliente, o dall’ultima idea che gli è venuta in mente mentre andava in ufficio.

Qui, secondo me, bisogna passare alla modalità prof-di-italiano-che-sventola-la-matita-blu. Ramanzina e spiegazione.

Insomma, la comunicazione e la condivisione del lavoro con il cliente rappresentano la chiave che può accendere una collaborazione sana, anche sul PED.

Per il resto, rimango dell’idea che se non c’è fiducia e feeling tra professionista e cliente…Houston, abbiamo un problema.

Sei un professionista o hai una piccola azienda e non hai ancora fatto pace con il PED? Vediamo se posso aiutarti: scrivimi e spiegami di cosa hai bisogno!

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