Parole e Pois

Emozione e ricordo: il potere del racconto

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Ma ti ho raccontato di quella volta in cui feci vagare la mia coinquilina con un libro di chimica generale per tutto il palazzo? No, evidentemente no – anche se è successo davvero – ma immagino il sorrisino che si è dipinto sul tuo volto e la voglia che hai di sapere com’è andata veramente.

Il racconto, la narrazione o lo storytelling sono armi potentissime: vediamo perché.

La prima grande narrazione

Già l’uomo primitivo nelle caverne raccontava ai suoi simili – e poi a noi – ciò che accadeva nella sua quotidianità. Il bisogno di condividere con gli altri le nostre avventure, i nostri stati d’animo e il nostro essere è insito nell’uomo.

Un’opera che io amo molto e che secondo me rappresenta appieno il vero potere del racconto è la più grande raccolta di novelle e fiabe del mondo orientale: Le mille e una notte.

La storia è questa: il Re persiano Shahriyàr è stato tradito da una delle sue mogli. Cade così in un odio profondo per l’intero genere femminile, che rende manifesto ordinando al Vizir di portare nella sua stanza ogni notte una vergine, da uccidere la mattina seguente.

Questa vera e propria strage va avanti per tre lunghi anni fino al giorno in cui arriva il turno di Shahrazàd, figlia del Vizir: la ragazza giura al padre che, se fosse rimasta in vita, avrebbe vendicato tutte le altre donne. Per sopravvivere all’indole vendicativa del Re, infatti, la saggia e astuta ragazza ha studiato un metodo: ogni sera racconterà a Shahriyàr una storia senza concluderla, rimandando il finale all’incontro successivo.

Il Re si appassiona alle vicende narrate da Shahrazàd, potremmo dire rapito e sedotto da questa coraggiosa donna, e le storie proseguono a coprire proprio mille e una notte. Il sovrano persiano è ormai innamorato della donna e torna a vivere la sua vita con gioia, emozioni positive e un nuovo entusiasmo.

La narrazione diventa quindi prima un escamotage per sopravvivere, poi un’arma per piegare il Re e infine un mezzo di seduzione oltre che un gesto d’amore.

Cosa rende così potente il racconto

Al di là di questo esempio letterario – che è comunque un gioiello da avere in casa – la narrazione si lega anche alla comunicazione aziendale.

Oggi si parla di storytelling:

L’insieme di tecniche per raccontare e condividere una storia che genera interesse e che trasmette un messaggio al fine di convincere e di far aderire a una conclusione che si presenta come definitiva.

Questa la definizione che ne dà Georges Lewi, raccomandando di non dimenticare mai i tre elementi che definiscono un racconto:

  1. struttura
  2. scopo finale
  3. verosimiglianza

Perché sono così importanti?

  • Innanzitutto l’andamento della storia deve coinvolgere, deve stimolare la mia curiosità e convincermi a voler scoprire il finale.
  • Inoltre ogni narrazione ha, necessariamente, un obiettivo finale: può essere ispirazionale, può darmi un insegnamento, può mostrarmi come superare un ostacolo, può mostrarmi gli effetti di una situazione. Deve comunque portarmi a una conclusione chiara.
  • Infine io devo immedesimarmi in ciò che leggo: per questo è importante che il racconto sia verosimile, che contenga piccoli appigli a cui posso aggrapparmi per sentirmene parte.

Questo è il potere “mitico” delle storie: riescono a mettere insieme la parte razionale e quella emotiva.

La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.

Gabriel García Márquez parlava così del ricordo, che viene dalla pancia e non dalla testa: spesso noi ricordiamo solo colori, odori, sensazioni, dettagli.

Parliamo, allora, alla pancia delle persone: coinvolgiamole, rendiamole partecipi e condividiamo la nostra storia. Perché tutti noi ne abbiamo una.

Se vuoi raccontarmi di te o vuoi che ti aiuti a tirar fuori la tua storia, scrivimi: riempi il form e lasciami un messaggio!

PS. No, non ve lo dico perché ho sottoposto la mia amica a quella gogna di condominio!

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