Parole e Pois

Gli errori di grammatica che NON puoi commettere

quaderno con penna ed errori di grammatica

È arrivato dicembre: è il momento di scrivere a Babbo Natale o di lavorare a testi infiocchettati.

Per questo un ripassino degli errori di grammatica più frequenti, quelli da penna blu, quelli che fanno saltare i cuori dei GrammarNazi, credo che non ci farà male.

Ho inserito in questo articolo i più frequenti e i più odiati. Coraggio!

Accenti impazziti

Già, gli accenti sono un vero mistero per molti italiani.

In realtà, basta fermarsi un attimo e riflettere: l’accento non va inserito quando ci sembra che la parola finisca in modo “squillante”, ma in casi specifici.

Stà, sà, fà: assolutamente no. Tutti vanno senza accento.

L’unico caso in cui va inserito un accento in un verbo è nel caso di alla terza persona singolare, in modo da distinguerlo dalla preposizione da.

E poi, l’accento e l’apostrofo sono due segni molto diversi:

➤ l’accento mette in evidenza una sillaba – definendo così le parole tronche, piane, sdrucciole e bisdrucciole;

➤ l’apostrofo indica invece la caduta di una o più lettere di una parola.

Po’, fa’ (imperativo), un’amica: tutti casi in cui perdiamo le finali e le sostituiamo con un apostrofo.

E infine:

➤ il verbo essere alla terza persona singolare ha un accento grave, per intenderci è;

➤ in qual è non va l’apostrofo perché non c’è elisione, ma si tratta di apocope vocalica (ti prego, continua a leggere anche dopo questa parolaccia);

➤ gli accenti si possono inserire anche sulle maiuscole, semplicemente cercando tra i Caratteri Speciali. Quindi no, non sei giustificato se usi l’apostrofo con la maiuscola.

La punteggiatura

Potremmo scrivere un’enciclopedia sull’uso della punteggiatura – ricordo che all’università avevo un manuale solo per questo – quindi vado a evidenziare solo alcuni degli errori che vediamo più spesso.

➤ Virgole, punti, tutti i segni di interpunzione hanno una funzione ben precisa e servono per dare ritmo al testo e facilitare così la comprensione. Quindi, usali: diciamo no al flusso di coscienza!

➤ La virgola non può seguire il soggetto e staccarlo dal verbo: devi pensarla sempre con una breve pausa per prendere fiato, che non spezza il pensiero ma lo rallenta.

➤ I due punti precedono un approfondimento, un elenco, un’ulteriore spiegazione. Il punto e virgola crea una chiusura leggermente più netta: molti linguisti ne stanno denunciando la scomparsa, ma in testi più lunghi e strutturati è molto utile.

➤ I puntini di sospensione vanno usati con molta parsimonia, solo quando sono davvero necessari per creare un momento di sospensione. E sono tre. Solo e per forza tre.

➤ Né troppo felici né troppo dubbiosi: un punto esclamativo per esprimere gioia o sorpresa, un punto di domanda per porre un quesito. Non di più.

Errori da infarto

Per concludere, ho raccolto qui alcuni degli errori peggiori che tocca vedere spesso in manifesti, testi o messaggini. Non riuscirò di certo a comprendere tutta la fantasia e creatività di queste persone, ma è un buon inizio:

• pultroppo > purtroppo

• propio > proprio

• albitro > arbitro

• sta sera > stasera

• apparte quello > a parte quello

• daccordo > d’accordo

• ed allora > e allora
(piccola parentesi, la d eufonica va usata solo se si susseguono due vocali uguali, tipo ed ecco o ad arrivare)

• non c’è la faccio > non ce la faccio (ma davvero eh!).

E poi niente aldilà di questo, ma al di là di questo. Come vedi, un errore grammaticale può trascinarti davvero verso esiti, diciamo, spiacevoli.

Quali sono gli errori che ti fanno saltare sulla sedia? Dai, so che è dura, ma scrivimeli nei commenti!

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