Parole e Pois

Quando il testo scorre: consigli di leggibilità

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Lo ammetto: quando ho letto Il nome della rosa mi è capitato spesso di dover riprendere la frase dall’inizio e rileggerla attentamente cercando soggetto, predicato e nessi logici. Ma a Eco tutto è concesso, la struttura stessa di quel romanzo richiede un andamento di certo non canonico.

Ecco, tu non sei Eco. E nemmeno io.

Cos’è la leggibilità?

Il dizionario la definisce come:

la qualità di ciò che può essere letto o compreso senza troppa fatica.

In parole povere, la leggibilità indica quanto un testo sia facile da capire, quanto sia immediato per il messaggio raggiungere il destinatario.

In inglese si distinguono due tipi di leggibilità:

  • Legibility: che si riferisce proprio alla decrittazione grafica del testo, quindi alla leggibilità di una calligrafia o di un carattere tipografico;
  • Readibility: un concetto più vicino a quello appena espresso, quindi del comprendere il significato del testo, il contenuto.

Questa distinzione si applica a pennello alla scrittura offline o cartacea, ma soprattutto a quella web.

Gli indici di leggibilità

In linguistica si utilizzano degli indici di leggibilità, ovvero delle formule matematiche che, attraverso un calcolo statistico, sono in grado di quantificare il grado di difficoltà di un testo.

Quali sono le variabili di cui si tiene conto?

Per l’Indice di Flesch – uno dei più utilizzati, creato sulla lingua inglese e poi riadattato da Vacca sulla nostra lingua – quelle strettamente legate al testo: la lunghezza media delle parole, le sillabe, la lunghezza delle frasi.

L’indice Gulpease, invece, nasce nel 1982 dal GULP (Gruppo Universitario Linguistico Pedagogico) dell’Istituto di Filosofia de La Sapienza, tarato sull’italiano: questa formula matematica è stata determinata verificando con una serie di test la reale comprensibilità di un corpus di testi. Lo studio preliminare è stato fatto su diversi tipi di lettore, con vari gradi di scolarizzazione e tenendo conto, quindi, non solo di un semplice valore ma di una scala d’interpretazione.

Questa la formula matematica:

Facilità di lettura = 89 – LP/10+FR*3

  • LP indica lettere per 100/totale parole
  • FR indica frasi per 100/totale parole

Facciamo un esempio: analizziamo la leggibilità del primo paragrafo di questo articolo secondo la formula Gulpease.

Il risultato è un valore di 56, il che significa: molto difficile per chi ha la licenza elementare, difficile per chi ha la licenza media, facile per chi ha un diploma superiore.

Questi indici, utili per determinati usi come traduzioni e lavori piuttosto tecnici sul testo, non bastano però per valutare la scrittura che passa attraverso lo schermo, che può rispondere ad altre variabili, come l’impaginazione, la presenza di banner, i colori utilizzati, le immagini, e non ultimo l’obiettivo della comunicazione.

Qualche consiglio utile per il web writing (e non solo)

Il discorso, come hai intuito, è piuttosto complesso, ma possiamo iniziare a gettare le basi, stabilendo un po’ le regole fondamentali nella stesura del testo:

  • La forma è importante.
    Questo vale anche per il cartaceo, ma ancor di più per il web, dove le modalità di lettura, il device e i tempi sono molto diversi. Niente wall of text, niente effetto Ulisse di Joyce, sì ai punto e a capo, sì ai paragrafi ben definiti per argomento, sì ai sottotitoli, agli elenchi puntati, ai grassetti. Tutto usato con una logica ben chiara e per facilitare il lavoro del lettore.
  • Procedi con ordine.
    Devi dare un’informazione importante? Fallo subito, con una frase breve e chiara. Vuoi che risalti un aspetto piuttosto che un altro? Presenta prima quello e poi aggiungi il resto. Segui uno schema mentale, dopotutto il nostro cervello funziona per connessioni.
  • No alle frasi troppo lunghe.
    Ripeti con me: soggetto, predicato e complemento. Non perderti in lunghe divagazioni, subordinate e coordinate, che frammentano il messaggio e lasciano “colare” il succo della comunicazione. (Ti ho già detto che non sei Umberto Eco?)
  • Occhio alla strana coppia.
    Soggetto e verbo sono i Romeo e Giulietta della tua frase, i Renzo e Lucia, i David e Victoria Beckham (?) della situazione. Non separarli, cerca di tenerli sempre vicini e di inserirli subito nella frase, per far sì che sia chiaro chi compie l’azione e come. Un’altra cosa: non scegliere le forme passive, soprattutto nelle frasi chiave, che rallentano la comprensione.
  • La punteggiatura non è un accessorio.
    Scegliere il punto o la virgola fa differenza, inserire o meno un segno di interpunzione è una scelta espressiva. Si potrebbe scrivere un trattato solo su questo, ma per ora ti raccomando solo di non buttare giù il testo come in un flusso di coscienza.
  • Guida la comprensione.
    Usa strutture parallele, crea dei passaggi tra le varie frasi, delle ripetizioni, agevola il percorso di chi si trova davanti il tuo testo e non complicarlo. Vesti i panni di un moderno Hänsel e guida la Gretel che sta leggendo.
  • Mettiti nei panni del lettore.
    Ultimo passaggio, che in realtà sottende tutti i precedenti: guarda sempre il tuo testo con gli occhi del lettore, scegli l’argomento in base ai suoi desideri e bisogni, giudicalo vestendo i suoi panni.

Questi sono solo alcuni piccoli consigli, ma ricorda che d’ora in poi il tuo motto dovrà essere: Less is More. Almeno per quanto riguarda la scrittura.

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