Parole e Pois

4 parole che nessun copywriter dovrebbe mai usare

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Una di queste è nel titolo. Esatto, ho scelto 4 parole che secondo me andrebbero usate con molta parsimonia. Soprattutto da un copywriter.

Quante parole!

In un vocabolario di italiano, all’incirca, si trovano 427.000 parole.

Di queste, una persona con un’istruzione medio-alta ne utilizza 47.000: parliamo, però, anche di vocaboli che arricchiscono il discorso e lo impreziosiscono. Perché il nucleo fondamentale prevede circa 6.500 parole.

Su 427.000 vocaboli, su base enciclopedica e lessicale, quelli che fanno parte della lingua parlata ogni giorno sono una percentuale davvero minima. E se è vero che è impossibile utilizzare tutte le parole possibili e immaginabili, è anche vero che Galimberti ha ragione quando dice che più ne conosciamo più riusciremo ad articolare il pensiero. A comunicare meglio e a usare un pizzico di creatività in più.

Ecco, io ne ho scelte 4 che nascondono dei rischi e che andrebbero evitate: 3 di queste sono quelle che riporterebbe qualsiasi manuale, mentre la quarta è una scelta del tutto personale.

Vediamole insieme!

Non

La famosa negazione. Qualsiasi testo di scrittura vi dirà che il Non ostacola la comunicazione: andrebbe preferita sempre la formula affermativa a quella che contiene la negazione.

Questo per un fattore cognitivo, secondo cui il nostro cervello elabora solo in un secondo momento la presenza del Non, mentre coglie più velocemente l’azione da fare (o da non fare in questo caso).

Meglio Torna presto! di Non fare tardi!

In ogni caso, io credo che nelle call to action, dove dobbiamo “accendere” il lettore, questo discorso sia più che valido. In altri contesti, adoro usare la negazione!

Mai / Sempre

Sono due avverbi rischiosi, assoluti, che nascondono al loro interno pesanti significati nascosti.

Pensiamo al loro uso quotidiano:

Non capisci mai!

Sei sempre la solita!

Sono promesse quasi eterne, che vanno ad appesantire il discorso. È ovvio che tutto dipende dall’obiettivo che vogliamo raggiungere, ma il mai e il sempre, in un certo senso, non danno “possibilità di replica”, sbattono la porta, chiudono la comunicazione.

Questo è importante soprattutto nel Customer Care, o nel rapporto col cliente.

Super-mega-iper-issimo

Il superlativo. Un po’ megalomane, vero?

Ai superlativi, ai prefissi e suffissi che caricano di aspettativa la parola, ho sempre preferito l’uso creativo e accorto degli aggettivi.

Piuttosto che un grandissimo evento, suggerirei di parlare di un evento emozionante e scoppiettante.

Il rischio è quello di svuotare di significato l’espressione e dare l’idea di un qualcosa gonfiato ad arte. A meno che non ne stiamo facendo un uso consapevole, che vuole proprio ingigantire il concetto e magari farci ironia su.

Distinti/Cordiali saluti

E ora la mia scelta.

Le parole che odio di più in assoluto sono proprio queste: i saluti distinti e cordiali, che mi sono entrati in qualche punto del cervello negli anni delle superiori. Quando i genitori dovevano scriverci le giustificazioni – o quando noi le falsificavamo, insomma – sul diario e terminavano sempre la tiritera con un Distinti (o Cordiali) saluti.

Plastificato, posticcio, una voragine. Un vuoto cosmico che si sarebbe potuto colmare in altro modo, anche solo con un Saluti.

E invece no: distinti o cordiali devono essere questi benedetti saluti.

Ecco, c’è ancora chi usa questa formula in chiusura delle e-mail. Sappiate che quando capita a me, ogni singola volta, faccio una strana smorfia.

Ci sono 424.000 parole tra cui pescare un’alternativa. Vi prego, fatelo!

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