Parole e Pois

4 figure retoriche per arricchire i tuoi testi

blocco in cui prendere appunti su figure retoriche

Avrò evocato il fantasma della professoressa di italiano, certamente.

Ma quello che ci sembrava un terreno minato, in realtà è un campo di possibilità espressive: le figure retoriche ci aiutano a evitare la banalità, a dare sfumature nuove a un concetto vecchio, a mostrare una prospettiva fresca e poetica.

Ecco, allora, le 4 figure retoriche che secondo me devi conoscere e che forse usi già senza saperlo.

Metafora

Partiamo dalla più nota.

La metafora è un processo linguistico ma anche concettuale, che fa parte del nostro modo di comprendere il mondo che ci circonda e di descriverlo.

Questo ufficio è una giungla.
Sei un bradipo.

Insomma, traslazioni che utilizziamo ogni giorno e che rafforzano i concetti e innescano una serie di collegamenti. La cosa che amo delle metafore è che vivono e cambiano con la lingua, sono un elemento vivo che si associa alle tematiche, agli usi e i costumi del momento.

Insomma, oggi potrebbero dirti che sei l’Achille Lauro della situazione per farla breve, cosa che ieri non sarebbe stata compresa.

⚠️ Attenzione: metafora e similitudine sono due figure retoriche diverse. La seconda mette a confronto due elementi, ed è facile riconoscerla dalla presenza di un avverbio: Stai urlando come un’oca, per intenderci.

Metonimia / Sineddoche

La parte per il tutto, il contenitore per il contenuto, la materia per l’oggetto.

I confini tra sineddoche e metonimia oggi non sono proprio netti e vengono considerati davvero labili: entrambe le figure retoriche si riferiscono alla tecnica che permette di indicare un concetto facendo riferimento a un rapporto di contiguità.

Beviamoci un bicchiere.
La paura dello straniero.

Molto usate nel linguaggio giornalistico, alcune costruzioni fanno parte ormai del nostro modo di esprimerci.

Ossimoro

Gli opposti si attraggono, anche quando parliamo di figure retoriche.

L’ossimoro accosta due concetti contrari nella stessa locuzione. Il famoso ghiaccio bollente, per intenderci, o una lucida follia.

Un piccolo elemento poetico che può rendere sorprendente, divertente o più complesso e stratificato un pensiero.

Queste associazioni mentali sono molto utili quando costruiamo dei testi perché possono essere un veicolo perfetto per il nostro tono di voce e il nostro stile.

Anafora

«Per me si va ne la città dolente,
per me si va ne l’eterno dolore
per me si va tra la perduta gente.»

Non si può non citare Dante per questa figura retorica. L’anafora, che sembra una cosa complessissima, è un esempio di Ripetizione.

Si tratta di una chiave di scrittura basata sul ribadire per più volte – tre rimane il numero perfetto – all’inizio di una frase, le stesse parole. Questo rafforza il concetto che vogliamo esprimere, lascia che si imprima nella mente del lettore e può creare un’ansia di lettura, un crescendo, un sentimento di attesa.

Certo, noi non scriveremo la Divina Commedia, ma può risultare molto utile come figura nella stesura di qualsiasi tipo di testo.

Condividi questo articolo con chi crede che le figure retoriche siano una sorta di codice alieno indecifrabile!

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