Parole e Pois

4 grandi artisti prestati alla comunicazione pubblicitaria

murales di artisti impegnati nella comunicazione pubblicitaria

Il binomio arte e pubblicità è piuttosto complesso.

Ostacolato da molti perché visto come mercificazione di alti ideali, auspicato da altri che hanno invece visto un’elevazione di questa tipologia di comunicazione grazie al coinvolgimento di questi grandi nomi.

Nell’articolo di oggi ho riunito 4 grandi rappresentanti delle arti che hanno lavorato anche nell’ambito pubblicitario. Non vedo l’ora di presentarteli!

Gabriele D’Annunzio

Comincio con un pizzico di campanilismo.

D’Annunzio – italiano, abruzzese, pescarese – ha giocato molto con la sua penna: letteratura, teatro, politica, filosofia quasi. E sono sicura che sapevi anche che il suo genio era stato prestato alla pubblicità.

Suo lo slogan di Amaro Montenegro, suoi i naming per La Rinascente e Saiwa, sua la “decisione” del genere dell’automobile. In una lettera indirizzata ad Agnelli, a proposito della sua Fiat, scriveva:

L’automobile è femmina.

Insomma, a Gabriele piaceva parecchio giocare con l’italiano.

Marcello Dudovich

Ho scoperto il lavoro di questo grande artista all’università.

Dudovich, triestino, fu pittore e pubblicitario: insieme a Cappiello, Hohenstein, Mataloni e Metlicovitz è stato il padre del moderno cartellonismo pubblicitario italiano.

Un artista poliedrico, che ha lavorato in tanti “mondi”, nel nostro Paese e all’estero, di cui si ricorda quel gusto un po’ da Belle Époque, che attraversò il primo Novecento e il ventennio fascista, con tutto ciò che questo comportò per l’arte.

Io adoro i suoi manifesti: non è splendido quello poco più in alto?

Andy Warhol

L’emblema della pop art, con la sua celeberrima zuppa Campbell.

Il general manager dell’azienda voleva che Campbell’s soup fosse un marchio iconico e, grazie ai dipinti di Warhol, la zuppa Campbell sarà sempre legata al movimento della pop-art.

Andy Warhol ha dipinto delle emozioni, ha dipinto un momento storico e le sue icone e ha realizzato la sovrapposizione tra l’arte e la cultura industriale, che iniziava a diventare sempre più globalizzata.

E comunque il general manager ci ha preso. In pieno.

David Lynch

Per concludere, non poteva mancare il cinema.

Il maestro del cinema grottesco, un modello per tanti amanti della settima arte, ha prestato il suo “occhio” a grandi brand come Armani, Yves Saint Laurent, Gucci e Dior e a marchi popolari come Alka-Seltzer, Clear Blue Easy e Barilla.

Spot indimenticabili, intrisi del suo stile e della sua “voce”.

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